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Al grattacielo Pirelli un “G8” d’artista

it@withub.it by it@withub.it
18 Maggio 2012
in Archivio speciali - Mostre
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AL GRATTACIELO PIRELLI UN “G8” D’ARTISTA

Si chiama G8 il nuovo progetto di J&PEG (i due artisti trentenni lombardi Antonio Managò e Simone Zecubi), allestito fino all’8 giugno nello spazio eventi della Regione Lombardia, al primo piano del Grattacielo Pirelli. G8 è un progetto site-specific che consta di nove grandi fotografie digitali stampate su Pvc montato su telaio e integrate da interventi manuali con pittura acrilica. Le foto sono inserite in un’installazione ambientale che prevede una gabbia in ferro con un inginocchiatoio al centro, a cui si accede attraverso un percorso fiancheggiato da bandiere nere. La realizzazione fotografico-pittorica rappresenta la fase finale di un processo performativo durante il quale gli artisti stessi, coadiuvati o meno da altri attori, impersonano i protagonisti dei loro lavori. Sulle pareti laterali dello spazio i ritratti “criptati” degli otto primi ministri e capi di stato che attualmente rappresentano il gotha della politica internazionale stazionano come eternizzati nelle loro pose.  (grm)

ROMA, CAPOLAVORI DALLE COLLEZIONI DELLE GALLERIE

A Roma una esposizione, dedicata a quel particolare e felicissimo periodo dell’arte che visse la Capitale tra la metà degli anni ‘50 e la fine degli anni ’60. Alla Biblioteca Angelica la mostra “Roma 1960. The dealer’s choice”, organizzata da Angamc, Associazione Nazionale Gallerie Arte Moderna e Contemporanea, vede la partecipazione, fino all’8 giugno, di otto fra le più note gallerie romane: Bosi Artes, Galleria Consorti, Giovanna Foresio, Fidia Arte Moderna, Galleria del Cortile-Archivio Sante Monachesi, Galleria Marino, Galleria d’Arte Marchetti, Galleria Russo. In mostra opere di Carla Accardi, Franco Angeli, Fausto Pirandello, Mario Schifano, Sergio Pucci, Tano Festa, Renato Guttuso, Sergio Lombardo, Sante Monachesi, Jannis Kounellis, Mimmo Rotella, Pino Pascali, Luigi Boille, Giulio Turcato, Piero Sadun, Antonio Sanfilippo. L’esposizione segna una nuova importante tappa del sempre più stretto rapporto che ormai unisce pubblico e privato ed è la naturale prosecuzione di altre importanti iniziative già promosse dalla delegazione romana dell’Angamc in spazi museali pubblici. (grm)

A BOLOGNA LA SARTORIA MADE IN ITALY

Si tiene fino al 3 giugno al Museo Davia Bargellini di Bologna “Il sarto architetto. Gli anni ’50 e ’60 e la nascita del made in Italy”, terza mostra delle quattro che compongono il progetto “I quattro volti del sarto”. La mostra utilizza abiti realizzati da celebri sartorie (Zecca, Fabiani, Ognibene-Zendman di Roma; Bettini, Sorelle Guermandi, Canedi di Bologna), figurini e riviste d’epoca per raccontare l’affermarsi della sartorialità italiana e l’invenzione del made in Italy. Una trentina di oggetti per raccontare anche l’evolversi della società italiana nel secondo dopoguerra e l’affermarsi del mito del made in Italy, che interessò diversi ambiti produttivi, non solo quello della moda. L’iniziativa, organizzata dai Musei Civici d’Arte Antica, nasce dall’esigenza di rendere noto al pubblico un patrimonio recentemente acquisito, grazie alle donazioni della storica Sartoria Canedi di Bologna e di altri privati. La prossima mostra, “Il sarto stilista. La nascita del pret a pòrter italiano neglia anni ’70 e ’80”, si terrà dal 17 giugno al 15 luglio. (grm)

A MILANO L’ERBARIO RITROVATO DI DE PISIS

Fino al 22 giugno alla Fondazione Corrente di Milano la mostra “Filippo de Pisis botanico flaneur. L’erbario ritrovato: fiori collezionati, fiori dipinti”, promossa dalla Fondazione in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis. Esposti una quindicina di acquerelli di fiori, un piccolo nucleo di olii e qualche pagina dell’erbario “ritrovato” dell’artista. Per l’occasione viene presentato il volume “Filippo de Pisis botanico flaneur – un giovane tra erbe, ville, poesie” di Paola Roncarati e Rossella Marcucci. La passione dell’artista per erbe e fiori si manifesta precocemente: sin da giovanissimo de Pisis cominciò a collezionare e classificare più di mille esemplari di erbe disseccate che, una volta fissati su fogli, descriveva con estrema competenza botanica. Fu poi lo stesso de Pisis, appena ventenne, a donare il suo imponente lavoro all’Orto Botanico di Padova. Nel 1940 il Prefetto dell’Orto, però, smembrò l’erbario del giovane artista ferrarese per organizzare il materiale secondo un criterio scientifico di appartenenza ai diversi generi vegetali. I campioni raccolti da de Pisis furono così dispersi e, attorno all’erbario, più volte citato dall’artista nelle sue prose, si creò una vera e propria mitologia. Oggi, grazie all’impegno e alla passione di Paola Roncarati e Rossella Marcucci, il corpus dell’erbario depisisiano è stato riportato alla luce quasi per intero. E’ proprio dai fogli di questo erbario ritrovato che parte la mostra milanese. (grm)

LE CARTINE DI “LIMES”

Arte contemporanea e geopolitica. Da questo singolare incontro nasce il progetto “Le frontiere come ferita”, a cura di Carolina Italiano per il Maxxi B.a.s.e., il centro di documentazione del museo, e Limes, la rivista italiana di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Esposte, fino al 24 giugno (in contemporanea con l’esposizione nel museo romano dell’opera di Doris Salcedo Plegaria Muda), le carte geopolitiche create per Limes da Laura Canali. Limes ha prodotto e pubblicato in quasi vent’anni oltre 3mila creazioni cartografiche originali. Al Maxxi B.a.s.e. viene esposta una selezione di quattro grandi carte di frontiera pubblicate da Limes e ripensate per l’occasione dedicati a temi quali l’Eurozona, le mafie, la Padania. E poi una carta pensata ad hoc che dà il titolo all’intero progetto – Le frontiere come ferita – e che interpreta alcune fra le più disumane linee di frattura che intersecano il mondo attuale: dal Caucaso alla Cisgiordania, dal Mediterraneo in ebollizione alla barriera Stati Uniti/Messico, fino alla tragedia ecologica del Golfo del Messico, con il petrolio occultato da agenti tossici quanto invisibili. (grm)

PALAZZO MARGUTTA PRESENTA LA COLLETTIVA “STILI, CULTURE E TECNICHE DIVERSE”

L’arte come ponte capace di mettere in contatto culture completamente differenti fra di loro o visioni della realtà eterogenee e che danno corpo a opere altrettanto diverse. Questo il filo conduttore sulla base del quale si sviluppa la collettiva “Stili, culture e tecniche diverse”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’arte” e in programma a Roma a  Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) dal 24 al 31 maggio prossimi. L’esposizione, che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana, punta a far sì che lo spettatore entri in contatto con artisti che – pur avendo origini, percorsi formativi, patrimoni conoscitivi, esperienze e produzioni assolutamente diversi – sono concordi nel riconoscere all’arte il ruolo di maestra capace di parlare un linguaggio universale, di unire in un discorso comune popoli e civiltà lontane o diverse, di abbattere barriere e confini, avvicinando gli animi e sconfiggendo l’imbarbarimento che spesso ci circonda. Così, raccolte in questa preziosa collettiva e perfettamente amalgamate tra di loro, trovano il proprio spazio tele che evocano un vigore espressivo di grande suggestione, quadri che ripropongono atmosfere rarefatte e silenziose, lavori che spaziano nel metafisico e, per finire, scatti fotografici che sfidano sé stessi lanciandosi alla ricerca di nuovi punti di vista. Tutte queste opere, che nascono da ispirazioni e tecniche stilistiche diverse, sono caratterizzate da un linguaggio forte e da una capacità comunicativa unica che animano e ispirano gli artisti presenti, e rappresentano un intreccio estremamente variegato di fili differenti tra di loro ma assolutamente capaci di generare allo stesso modo nello spettatore emozioni intense.  A selezionare i pittori il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico della celebre galleria che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo. (red)

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