(18 giu) “La vita all’estero non offre solo vantaggi. La difficoltà nell’inserimento del tessuto sociale locale, l’allontanamento dalla propria terra e dai propri cari così come il distacco dagli amici sono l’altra faccia della medaglia. Il desiderio di tornare un giorno in Italia sicuramente c’è”. A parlare è Michele Scacchi, un ingegnere ligure che da tre anni vive in Germania e oggi lavora presso lo stabilimento chimico dell’azienda Manuli Stretch di Schkopau, comune situato nel land della Sassonia-Anhalt, dove si produce gomma sintetica impiegata principalmente nel settore degli pneumatici. Emigrato anche lui per “migliorare la condizione lavorativa” e “poter costruire un progetto di vita più soddisfacente”, oggi Scacchi, dopo aver conquistato un’occupazione stabile e non poche soddisfazioni e “premesso che oramai non posso più essere considerato giovane, né tanto meno un ‘cervello in fuga’” vede con occhi lucidi e razionali il fenomeno della nuova emigrazione e ne fa un’attenta analisi: “Posso constatare come ‘osservatore estero’, che l’afflusso di italiani laureati più o meno giovani, con titoli di dottorato, con elevata specializzazione, si sia intensificato significativamente negli ultimi due anni in questa zona della Germania”. Per quanto riguarda, invece, la sua esperienza, l’ingegnere racconta: “Mi sono laureato in ingegneria chimica nel 2004. Ho studiato presso l’Università degli studi di Bologna. Durante la tesi ho svolto un tirocinio di formazione presso i laboratori del Centro Ricerche e Sviluppo di Polimeri Europa, nello stabilimento di Ravenna, dove ho acquisito esperienza sulle tecniche di caratterizzazione reologica dei materiali elastomerici (gomma da impiegare negli pneumatici). Dopo aver collezionato le prime delusioni nel mondo del lavoro – aggiunge Scacchi con un pizzico di amarezza – ho frequentato e conseguito il titolo di Master di II livello in ‘Water treatment, innovative membrane technologies and conventional processes for waste and drinking water treatment’ presso l’Università degli Studi di Genova. Nel biennio 2007-2008 ho svolto, invece, attività di consulenza nell’ambito del trattamento delle acque reflue, collaborando con la società Sepra di Milano alla progettazione e alla commercializzazione della tecnologia dei bioreattori a membrana”. “Conclusasi in modo infruttuoso anche l’esperienza della libera professione – continua l’ingegnere – ho decisivo di trasferirmi nel 2009 in Germania, nella città di Halle-Saale dove già da un anno risiedeva e lavorava la mia compagna (ora mia moglie) Silvia, con la speranza e con l’obbiettivo di poter migliorare la mia condizione lavorativa, fino a quel momento precaria e di poter costruire un progetto di vita più soddisfacente”. Anche Scacchi ha incontrato qualche ostacolo specie all’inizio della sua avventura tedesca: “Le maggiori difficoltà che ho incontrato all’inizio, oltre naturalmente alla ricerca di una nuova occupazione, sono state l’apprendimento del tedesco e l’ambientamento nella nuova città. Ho frequentato non appena mi è stato possibile un corso di integrazione per stranieri, per l’apprendimento della lingua tedesca, raggiungendo un livello di conoscenza medio. La città di Halle – racconta – è situata nella regione dell’alta Sassonia, ex Germania dell’Est e le persone sono molto più chiuse rispetto ai tedeschi dell’ovest. La chiusura imposta dalla DDR fino alla caduta del muro di Berlino ha sicuramente influito su alcune abitudini che ancora oggi si tramandano e soprattutto sulla mentalità delle persone meno giovani”. Tornando alla sua professione l’ingegnere ci dice che “dopo una breve parentesi lavorativa svolta presso l’azienda italiana Manuli Stretch”, ha trovato finalmente occupazione lo scorso anno “nello stabilimento chimico di Schkopau, dove si produce gomma sintetica impiegata principalmente nel settore degli pneumatici. Ora – precisa – lavoro come ingegnere di processo nel reparto di finitura della gomma, ovvero in quella sezione dell’impianto dove ‘i grumi di gomma umidi’, provenienti dalla coagulazione della soluzione polimerica, vengono essiccati in diverse apparecchiature prima di costituire il prodotto finito del processo produttivo, venduto sotto forma di balle ai produttori degli pneumatici. Io – conclude – mi occupo insieme ad altri colleghi di ottimizzare il funzionamento delle principali macchine di essiccamento utilizzate nella finitura”. (Gil)
