Per la prima volta in Europa, la Lav ha analizzato e stimato i veri e complessivi costi del ciclo di produzione della carne, analizzando tutti gli impatti – ambientali, economici, salutari, etici – che questa produzione genera, secondo i più importanti studi internazionali degli ultimi anni. Il rapporto “I costi reali del ciclo di produzione della carne”, curato da Gaia Angelini e consegnato al ministro dell’Ambiente Clini, è stato presentato oggi a Roma, a poche ore dall’inizio della Conferenza Onu Rio+20 dove si discuterà di cambiamenti climatici, di green economy, di obiettivi mancati e di interventi da mettere in atto. Sulla base di tale analisi, la Lav avanza una serie di proposte per una nuova politica alimentare “sostenibile”, attuabile subito sia dai governi che dalle famiglie. Secondo la Lav è necessario adottare politiche di sostituzione della produzione delle proteine animali verso le proteine vegetali e l’eliminazione di sussidi lungo tutta la filiera zootecnica, che hanno determinato danni ambientali, economici, di benessere e alla salute dei cittadini. Ecco i dieci punti che secondo l’associazione il legislatore nazionale e comunitario dovrebbero fare propri in una prospettiva collettiva di modello alimentare sostenibile: 1) riconvertire gli allevamenti intensivi che si basano su processi di tipo industriale; 2) abolire i sussidi che incentivano la produzione di carne al fine di ridurne in modo significativo la produzione; incentivare la produzione di proteine vegetali per il consumo umano anziché per mangimi; 3) abolire l’esportazione e importazione di animali vivi da paesi non-EU e i sussidi che li sostengono; 4) promuovere tramite la riforma della Pac, la produzione e il consumo di proteine vegetali anziché la carne come alternativa responsabile e sostenibile da un punto di vista ambientale, economico ed etico; 5) dedicare alle proteine vegetali una linea di finanziamento nel quadro finanziario della Pac e spostamento dei sussidi alla carne verso le proteine vegetali, fino all’abolizione di qualsiasi contributo alla filiera zootecnica; 6) effettuare studi tecnici internazionale indipendenti sulle emissioni di gas serra associate al ciclo di produzione della carne; 7) Includere le emissioni di CO2 del ciclo di produzione della carne nel sistema europeo di scambio dei diritti d’emissione e nei negoziati internazionali; 8) fissare chiari obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dal ciclo di produzione della carne; 9) introdurre una tassa sulle emissioni di CO2 provenienti dalla zootecnia; 10) Introdurre una normativa di etichettatura e tracciabilità della carne e prodotti carnei in modo che i consumatori possano riconoscere senza sforzo la provenienza dell’animale, dove sia stato eventualmente trasportato, come e dove sia stato allevato, quanti chilometri abbia percorso in vita e dove sia stato ucciso e macellato. Inoltre l’etichettatura dovrà chiaramente specificare i metodi di allevamento utilizzati. Questo aiuterà a guidare i consumatori verso una scelta responsabile. (Red – 19 giu)
