(25 giu) Dall’inizio dell’anno in Italia sono state uccise per mano maschile circa 60 donne. I termini “femicidio”, o “femminicidio”, vengono correntemente utilizzati nel riportare questo genere di notizie. La Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, dal 2005 effettua annualmente una ricerca sulla stampa sui femicidi occorsi nel nostro paese nell’anno precedente, catalogando i casi sulla base di alcuni parametri che puntano a mettere in luce elementi cruciali per la comprensione e l’analisi del fenomeno, come la relazione tra vittima e autore, la nazionalità dell’autore, il luogo in cui si è consumato, la storia di violenza precedentemente subita dalla donna nella coppia. Il numero riportato è necessariamente impreciso e, quasi certamente sottostimato, per quanto accurata possa essere la ricerca. Pur se con questi limiti, i risultati dello studio sono quanto mai allarmanti: nei 7 anni considerati (da 2005 al 2011 compresi) è possibile individuare 770 casi di donne uccise, da un uomo loro molto vicino, incapace di accettare la fine della relazione, o il rifiuto della donna, o non disposto a riconoscere la sua persona come libera e indipendente. Nella maggior parte dei casi, gli autori dei delitti avevano o avevano avuto relazioni personali con la vittima, erano mariti, ex mariti, conviventi, partner. Spesso l’uccisione è seguita alla separazione della coppia, o alla volontà della donna di allontanarsi o incrementare la propria autonomia.
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