(27 giu) – “Oggi più che mai assistiamo a un’ondata di ‘nuova emigrazione’. Sono tanti, tantissimi i giovani italiani che vivono e lavorano all’estero. Io sono uno di loro anche se non sono più tanto giovane. Cosa ci spinge a partire? Il problema non è solo la mancanza di lavoro, ma soprattutto le condizioni di lavoro che tanti giovani e non, in Italia, sono costretti ad accettare. In un contesto – aggiungerei – nel quale la prospettiva di miglioramento non esiste e la condizione di giovane precario è costante anche ai 40 anni”. A parlare è Salvatore Medici, giornalista campano da due anni in Svizzera. Medici, classe ’72, scrive per il quotidiano “Ticino on line”. Racconta così il suo arrivo nel Canton Ticino: “Mi sono laureato in lingue a Napoli a 24 anni. Superato l’esame di abilitazione per l’insegnamento di inglese, troppo lunga è stata l’attesa per educare, tanta la voglia di essere indipendente, che ho iniziato a fare lavori di varia natura e cambiare lentamente il percorso formativo. Prima cameriere in Inghilterra, poi, preso dalla voglia di tornare al Sud, sono stato corsista (corso regionale) in marketing, dipendente in un’agenzia salernitana di comunicazione, barista in alcuni pub. Quindi per puro caso ho iniziato la pratica giornalistica: radio e tv locali, quotidiani provinciali. Nel frattempo, ho frequentato un master in comunicazione pubblica ed avviato attività di ufficio stampa e comunicazione, non abbandonando l’attività giornalistica. Vivo in Svizzera da due anni. Attualmente sono redattore presso un giornale online”. Oggi Medici si dice soddisfatto dell’esperienza all’estero: “Assunto dopo un mese e mezzo dal mio arrivo, il lavoro è ottimo, è giusto in termini di paga, settimane di vacanze e weekend. I diritti sono rispettati e seppure non esista l’Ordine dei Giornalisti e il datore di lavoro goda di una certa libertà nei licenziamenti, qui conta molto il merito e la correttezza nei rapporti tra lavoratore e datore di lavoro”. Tuttavia la voglia di tornare in Italia, forse accompagnata da un pizzico di nostalgia per la sua terra d’origine, non manca: “Per quanto mi riguarda penso che un giorno tornerò in Italia, ma per ora è un desiderio, senza precisi contorni”. Anche un bravo artigiano delle parole, ricco di esperienze e con la voglia di lavorare, pronto a raccontare e a fare da “esploratore” può però incontrare qualche difficoltà: “La mia personale difficoltà è ancora quella di non sentirmi completamente parte della realtà in cui vivo, seppure sia abbastanza integrato, con un conseguente continuo legame alla terra di provenienza. Per il resto nessuna nota negativa da segnalare. Sia per quanto riguarda il lavoro, sia per quanto riguarda la sanità, i servizi o le pratiche burocratiche”. (Gil)
