“Ci aspettiamo un’epidemia di tumori testa collo nei prossimi anni e sempre più donne e giovani fra i pazienti”. E’ il grido di allarme lanciato dagli esperti che si sono riuniti a Milano in occasione dell’incontro promosso da Merck Serono e dalla Federazione italiana delle associazioni di laringectomizzati e dei pazienti oncologici della testa e del collo (Fialpo). A preoccupare gli specialisti è in particolare l’andamento dei tumori dell’orofaringe che, “risultano essere in fortissimo aumento”. Il ‘moltiplicatore’ di casi e’ un virus: quello dell’Hpv (Papillomavirus umano). In Usa il tumore dell’orofaringe ha superato il cancro alla cervice uterina. Secondo gli esperti nei prossimi 10 anni potremmo assistere a un’epidemia di tumori Hpv-correlati e a un abbassamento dell’eta’ dei pazienti. E anche se sono stati attivati in diversi Paesi programmi di vaccinazione, come in Italia per la coorte delle 12enni, e si pensa ad allargare la campagna di immunizzazione anche ai maschi, ne passerà di tempo prima di osservare l’effetto ‘riduttivo’ sui casi di cancro. Ci vorranno almeno 15 anni, mentre noi medici dobbiamo prepararci ad affrontare questa mole di nuovi malati”. La corsa al rialzo, aggiunge Giovanni Succo, direttore del reparto di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Luigi Gonzaga – Martini di Torino, “potrebbe durare almeno fino al 2030. Solo dopo, forse, ci sarà il giro di boa e il calo”. Unica nota positiva è che i tumori Hpv-correlati pur presentandosi spesso in fase tardiva con metastasi linfonodali, hanno una prognosi migliore. La sopravvivenza a 5 anni è del 90%, mentre in chi è positivo all’Hpv ma anche fumatore scende al 65-70%. Percentuali molto alte rispetto ai forti tabagisti che sviluppano questo tumore, che invece hanno una sopravvivenza a 5 anni del 35%. I fattori di rischio che portano a sviluppare i tumori testa-collo sono dunque diversi: in cima alla lista il fumo e l’alcol, ma c’è anche la cattiva alimentazione e igiene orale, i traumi masticatori continui, l’ Hpv appunto. Si tratta di neoplasie che colpiscono organi importanti e che inficiano fortemente la vita relazionale di una persona; per il paziente, un intervento drastico può avere pesanti ripercussioni sia dal punto di vista fisico che emotivo (ad es: l’asportazione della lingua o della laringe può comportare la perdita della capacità di parlare e deglutire). In Italia esiste un’associazione che da 70 anni contribuisce a ridurre l’impatto che questi tumori hanno sulla vita dei pazienti e dei loro familiari: si tratta dell’Ailar, che ha iniziato l’attività di riabilitazione fonetica a Milano nel 1942 e che nel 2008 ha costituito la Fialpo insieme ad altre associazioni con scopi analoghi. Oggi sono 120 i centri presenti in tutta Italia gestiti dalle associazioni che fanno capo alla Fialpo.
(PO / red – 28 giu)
