(6 lug) – Dei cosiddetti “esodati” (persone che hanno perso il lavoro dopo i 50-55 anni e che sono ancora troppo giovani per ritirarsi dal mercato del lavoro con una pensione pubblica) si parla quasi ogni giorno ma se ne sa veramente poco. Ebbene, esistono da anni anche in America. Un’interessante ricerca, citata dall’economista Giulio Zanella, ce li descrive. Anche in America si perde il lavoro dopo i cinquant’anni e anche lì esiste una pensione pubblica, che si chiama Retirement Insurance Benefits, che però non si può ricevere prima dei 62 anni in misura ridotta e prima dei 65 anni in misura piena. Un americano che perde il lavoro a 55 anni è un “esodato” fino al compimento dei 62 anni. Quanti sono gli esodati americani? Sono l’1,32% delle donne occupate e l’1,34% degli uomini occupati. Come evitano la povertà? Circa la metà non ha difficoltà economiche grazie al reddito del coniuge. La frazione è un po’ più alta per le donne (56%) che per gli uomini (50%). Il 27% delle donne esodate, poi, evita le difficoltà economiche grazie a redditi non da lavoro (risparmi, immobili, ecc.). La corrispondente cifra per gli uomini è 42%. Non tutti, naturalmente, riescono a evitare la povertà con mezzi propri o del coniuge. Infatti il 19% circa degli uomini esodati e il 6% circa delle donne ci riesce grazie all’assistenza pubblica (pensioni di invalidità, sussidi di disoccupazione, eccetera). La metà di questo 19% per gli uomini è costituito dalle pensioni di invalidità, il che suggerisce che non pochi esodati maschi negli Stati Uniti entrano in questo stato a causa di disabilità che portano alla perdita del lavoro. Gli esodati che restano sotto la soglia di povertà sono circa il 20% del totale, sia tra gli uomini sia tra le donne. Notare che le percentuali sommano a più di 100 perché un esodato può evitare lo stato di povertà grazie a diverse tipologie di reddito. Secondo il prof. Zanella è dunque sbagliato assumere (come implicitamente si sta facendo in Italia) che gli esodati debbano essere tutti a carico del welfare pubblico. “Credo che siamo tutti d’accordo che non c’è bisogno di preoccuparsi di un esodato che possiede 3 appartamenti oppure di un’esodata il cui marito ha un reddito annuo di 80mila euro”. “Il problema, essenzialmente, sono gli esodati il cui stato conduce alla soglia di povertà. Per questi bisogna intervenire urgentemente. Se fossero il 20% come negli Stati Uniti (potrebbero essere di più, potrebbero essere di meno: ci vogliono dati pubblicamente disponibili che tutti possono analizzare) allora staremmo parlando di poco meno di 20mila persone. Il problema è che in Italia ci riempiamo la bocca di parole come equità, solidarietà, eccetera e poi non abbiamo strumenti fondamentali di un welfare moderno come programmi per dare un reddito minimo a quelli che sono veramente alla fame e non hanno alternative. Che ci pensi la solidarietà privata è ammirevole, ma questa non può arrivare ovunque”.
