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A Siena De Chirico incontra l’archeologia

it@withub.it by it@withub.it
13 Luglio 2012
in Archivio speciali - Mostre
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DE CHIRICO INCONTRA L’ARCHEOLOGIA

Con ArcheoFest 2012, l’archeologia torna a essere protagonista in Terra di Siena. Fino al 21 luglio prende corpo la seconda edizione del festival nazionale dedicato all’archeologia, che quest’anno si svolgerà in occasione delle Notti dell’Archeologia, la campagna regionale di promozione del patrimonio archeologico della Toscana. Un ricco programma di eventi: mostre temporanee, convegni, rappresentazioni teatrali legate a temi dell’antichità, laboratori educativi per adulti e bambini, aperture straordinarie con visite guidate ai musei archeologici, percorsi a piedi, riproduzioni fedeli di reperti archeologici straordinari grazie alla tecnologia 3D, per valorizzare e promuovere le ricchezze del prezioso patrimonio archeologico e culturale della Val di Chiana, culla delle più importanti testimonianze archeologiche rinvenute nella provincia senese. Cuore pulsante della manifestazione è Chianciano Terme, sede del Museo Nazionale Etrusco di Chiusi e del Museo Civico Archeologico e delle Acque di Chianciano Terme. Coinvolte anche le città di Chiusi, Sarteano, Montepulciano, Cetona, centri simbolici dell’archeologia nelle Terre di Siena sin dal Rinascimento, e ancora le suggestive località di Pienza e San Casciano dei Bagni. Nel programma spicca la mostra “De Chirico. Il ventre dell’archeologo” in programma fino al 30 settembre presso il Museo Civico Archeologico e delle Acque di Chianciano Terme. I capolavori del padre della pittura metafisica, figureranno accanto ai vasi e ai canopi della collezione, quali insoliti ospiti del museo. Inoltre sempre fino al 30 settembre al Museo Civico Pinacoteca Crociani di Montepulciano si tiene la mostra “Una porta sull’aldilà. Dal mondo egizio agli etruschi” con l’esposizione di urne funerarie ed una stele a forma di porta concessa in prestito dal Museo Egizio di Firenze.
(red)

A ROMA LE SPERANZE IN 600 BIGLIETTINI

Si può accostare all’idea di “danno” l’ingiusta sofferenza di patire drammi, soffocare aspirazioni, negare sogni, attendere invano doni? E si può immaginare che un risarcimento non equivalga solo a un indennizzo economico, ma possa significare riconoscimento culturale? Frutto di una ricerca etnografica che ha messo in relazione gli studenti della Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma e gli ospiti dell’Esercito della Salvezza di Roma, la mostra “Risarcimenti. Storie di vita e di attesa narra di eroi del quotidiano”, fino al 26 luglio alla Sala Santa Rita di Roma, presenta racconti intimi, storie di vite estreme e di disagio in un percorso espositivo assolutamente unico. In esposizione una curiosa collezione di documenti personali: 600 bigliettini, 500 scatole, 40 valigie con diversi contenuti, 20 cuscini, 11 storie di vita in video (e le relative trascrizioni), 11 ritratti fotografici. Il fulcro dell’installazione sono i doni attesi, espressi in centinaia di bigliettini chiusi in altrettante scatole di latta che i visitatori possono toccare e aprire: a questi piccoli foglietti gli studenti e gli ospiti dell’Esercito della Salvezza hanno consegnato desideri, richieste di risarcimento, aspirazioni per non dover vivere di rimpianti. Ma i veri protagonisti sono alcuni ospiti dell’Esercito della Salvezza, che raccontano le loro storie in 11 autobiografie filmate e nei ritratti fotografici densi e sfuggenti realizzati da Federico Mozzano. Tutto intorno, valigie consumate nel passare di mano in mano oppure immobili, ferme nelle cantine umide ad aspettare il viaggio che non arriva, a desiderare di partire verso una patria elettiva dove potersi finalmente riconoscere, accolgono bigliettini e paesaggi dell’anima in miniatura, mentre cuscini sospesi racchiudono impronte di volti e biglietti segreti, narrando di notti vissute e immaginate, di sogni lieti e agitati. La realizzazione delle microinstallazioni – spesso improntate ad un gusto ironico e autoironico – è affidata ad un laboratorio composto da ospiti dell’Esercito della Salvezza e studenti universitari di Psicologia. (Red)

IL “VIAGGIO IN ITALIA” DI LUIGI GHIRRI

Il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo rende omaggio a Luigi Ghirri in occasione del ventennale della morte proponendo al pubblico una selezione di fotografie dalla mostra “Viaggio in Italia”, il progetto da lui curato nel 1984 che divenne il manifesto della “scuola italiana di paesaggio”. Le fotografie, ora parte delle collezioni del Museo, vengono per la prima volta presentate al pubblico, fino 26 agosto, dopo il restauro finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Alla fine degli anni Settanta Ghirri, uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea italiana e internazionale, concepisce uno straordinario progetto di “rifondazione” dell’immagine del paesaggio italiano. Nel 1984 il progetto “Viaggio in Italia” prende forma in una mostra alla Pinacoteca Provinciale di Bari e in un libro pubblicato dal Quadrante di Alessandria, con un testo di Arturo Carlo Quintavalle e uno scritto di Gianni Celati. Vi prendono parte venti fotografi. A distanza di quasi trent’anni, il progetto ghirriano offre una emozionante riflessione sull’identità del “Bel Paese” ricercata nel racconto di luoghi che ormai si sono completamente trasformati, spesso perdendo quella armonia tra natura e cultura che era un tratto così profondamente italiano. La mostra presenta 100 fotografie da “Viaggio In Italia”, una serie di fotografie di Giovanna Calvenzi che documentano la mostra e il convegno che si tennero nel 1984 alla Pinacoteca Provinciale di Bari, e il film di Maurizio Magri con sceneggiatura di Vittore Fossati “Viaggio in Italia. I fotografi vent’anni dopo”, prodotto dal Museo di Fotografia Contemporanea nel 2004, ormai esaurito e ristampato per l’occasione. (Red)

 
A PECHINO IL DESIGN ITALIANO 2.0

Triennale Design Museum presenta la mostra “The New Italian Design 2.0” negli spazi del Beijing Industrial Design Center di Pechino fino al 20 agosto: una ricognizione sul design italiano contemporaneo che ne documenta le trasformazioni e il legame con i cambiamenti economici, politici, tecnologici del secolo. Il primo museo del design italiano porta così avanti, con questa mostra, un percorso di analisi, valorizzazione e promozione della nuova creatività italiana. Emerge un panorama ricco e variegato, che parte dal furniture design fino ad abbracciare nuove forme di comunicazione, dal food al web design, dal fashion al textile design, dal design del gioiello alla grafica e alla multimedialità fino ai complementi d’arredo e all’oggettistica. Gli oggetti esposti spaziano da autoproduzioni a produzioni in grande serie, da oggetti artistici a altri prettamente industriali. Molti dei designer coinvolti sono già affermati a livello internazionale e lavorano per importanti aziende del settore. “The New Italian Design 2.0” è la versione aggiornata e ampliata dell’omonima mostra presentata per la prima volta nel 2007 alla Triennale di Milano, nata da un censimento su scala nazionale con l’intento di mettere a fuoco il passaggio nel mondo del design dal XX al XXI secolo evidenziandone il sostanziale cambiamento di ruolo della professione. La mostra ha fatto tappa a Madrid (2007) e Istanbul (2010). Dopo Pechino sarà allestita dal 20 settembre al 20 novembre negli spazi del National Taiwan Craft Research and Developement Institute di Nantou, a Taiwan. La mostra presenta 282 progetti, di cui 165 sul design di prodotto, 30 sulla grafica, 54 su oggetti legati al corpo come gioielli, borse e accessori, 14 sulla ricerca, 14 sul food design, 5 sull’interior design. (Red)

IN SLOVACCHIA I CUBI APOCALITTICI DI BERNARDI

Fino al 28 agosto, alla sinagoga di Samorin, piccola città slovacca vicino a Bratislava, il 43enne artista romano Marco Bernardi, artista noto per le sue installazioni che producono movimenti meccanici ripetitivi e ciclici, presenta il progetto Interval, appositamente pensato per questo ambiente. Una visione apocalittica ispira l’opera di Bernardi che presenta 17 cubi neri semoventi, ognuno con il proprio ritmo e tempo, azionati per imitare i meccanismi dell’universo, in una sorta di rappresentazione del cosmo e del suo comportamento imprevedibile. Una mappa geografica dell’Europa è scolpita sul pavimento di gomma, mentre un video rimanda il ritmo di un metronomo. (Red)
 

IL KITSCH VISTO DA DORFLES  

Nel 1968 esce “Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto” di Gillo Dorfles, una serie di approfondimenti teorici che hanno aiutato a descrivere il concetto di kitsch in tutte le sue articolazioni; concetto che il critico d’arte per primo ha contribuito in modo decisivo a definire, a livello internazionale. Il testo di Dorfles è una vera pietra miliare per la comprensione e l’evoluzione del “cattivo gusto” dell’arte moderna: dalle riproduzioni dozzinali di opere d’arte alla “musica di consumo”, dal cinema alla pubblicità, dal design all’architettura. Da questo libro parte la mostra “Gillo Dorfles. Kitsch: oggi il kitsch” alla Triennale di Milano fino al 26 agosto che presenta autori, i quali volutamente usano citazioni kitsch. Tra gli artisti Adriana Bisi Fabbri con Salomè di fronte (passo di danza), e Salomè a tergo (Mossa di danza), entrambe opere del 1911, che rappresenta il personaggio biblico con rotondità paradossalmente eccessive; Alberto Savinio che con Penelope, del 1933, rivive con ironia il mito classico; Gianfilippo Usellini che con Donna con la coda, del 1970, riporta con ironico paradosso a una primitiva condizione animale; e ancora Enrico Baj che con Madame Garonne, del 2003, assembla materiali diversi per denunciare la corruzione del gusto causata dalla cultura del prodotto industriale. Infine tre opere di Salvador Dalì fanno parte di questo gruppo di artisti che sono in mostra in qualità di ironici ispiratori del fenomeno. Il percorso dell’esposizione continua con una serie di autori contemporanei deliberatamente kitsch. Tra questi Luigi Ontani, Antonio Fomez, Felipe Cardena, Corrado Bonomi, Limbania Fieschi, Carla Tolomeo, Mario Molinari, Vannetta Cavallotti. (Red)

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