(16 lug) La Confindustria e il governo hanno idee molto diverse sulla crescita 2012. Si può provare a capire di più sulle differenze di previsione facendo un po’ di aritmetica trimestrale, cioè tenendo conto che le previsioni annuali sono il risultato di come va l’economia nei trimestri. Dall’aritmetica dei Pil trimestrali, spiega l’economista Francesco Daveri, viene fuori che Confindustria è – probabilmente – troppo pessimista (Squinzi: “nella migliore delle ipotesi il prodotto interno lordo dell’Italia calerà nel 2012 del 2,4 per cento. In effetti, probabilmente, sarà anche qualcosa di più, perché nella seconda parte dell’anno faccio fatica a vedere miglioramenti”).Emerge anche che il governo è – quasi certamente – troppo ottimista (la previsione ufficiale del governo per il Pil 2012 è invece ferma al –1,2 per cento). Ad oggi, una stima di meno 2 per cento, indicata dalla Banca d’Italia, è quella più coerente con i dati a disposizione sulla produzione industriale, un indicatore molto correlato con l’andamento del Pil. Se il Pil diminuirà del 2 per cento, il deficit pubblico 2012 potrebbe salire di circa mezzo punto rispetto all’obiettivo di 1,7 per cento del Pil preventivato nel Def. Ma la stima del governo era già prudente: si può quindi ritenere che l’aumento del deficit 2012 potrebbe essere di pochi decimi di punto percentuale, il che renderebbe, probabilmente, inutile una manovra aggiuntiva.