(23 lug) – Proprio dieci anni fa, nel luglio del 2002, il Parlamento italiano approvava la legge sull’immigrazione, n. 189/2002 (cosiddetta legge “Bossi-Fini”), mentre la legge sulla cittadinanza (n. 91/1992) risale addirittura a vent’anni fa. La questione migratoria era centrale nell’agenda delle forze politiche che vinsero le elezioni politiche del 2001 e la stesura della legge 189 fu anche accelerata dalla tragedia dell’11 settembre, ma l’obiettivo non era quello di frenare gli ingressi (che avrebbe scontentato gli imprenditori), bensì di ridurre la permanenza sul territorio, sulla falsariga del Gastarbeiter tedesco, che favoriva il modello del lavoro stagionale. La legge Bossi-Fini ha previsto l’obbligo del contratto di soggiorno, ha eliminato la figura dello sponsor, ha promosso la formazione all’estero e ha dimezzato la durata dei permessi di soggiorno e i tempi di ricerca di un nuovo lavoro dopo la disoccupazione, rispetto alla Turco-Napolitano (legge 286/1998). Eppure, dieci anni dopo, la maggioranza degli indicatori sembra testimoniare una prevalenza della stabilizzazione. “Non è difficile capire perché”, spiega Andrea Stuppini su lavoce.info. “Il punto chiave di regolazione annuale degli ingressi, il cosiddetto decreto flussi, non è stato modificato, anzi è stato fatto funzionare generosamente. Gli allargamenti dell’Unione Europea, soprattutto l’ingresso della Romania nel 2007, hanno fatto il resto. Da quando, nel 1998, è stato istituito il decreto flussi, i governi che si sono succeduti fino a oggi hanno programmato annualmente ingressi per lavoro stagionale, per lavoro autonomo e subordinato e hanno effettuato tre sanatorie. Nei quattordici anni di vigenza della normativa significano oltre tre milioni di autorizzazioni di ingresso suddivise in più di 750mila stagionali, in 1 milione e 350 mila quote di ingresso per lavoro autonomo e subordinato e 1 milione e 150 mila frutto delle tre regolarizzazioni del periodo. Anche escludendo gli stagionali si tratta dei numeri più elevati all’interno dell’Unione Europea. Forse non tutti sanno che i governi di centrodestra hanno promosso l’ingresso del 72 per cento dei lavoratori stagionali (coerentemente con la logica dell’immigrazione circolare) ma anche del 62 per cento delle altre due tipologie, teoricamente conformi a una immigrazione più stanziale. Coloro che hanno denunciato “l’invasione” delle case popolari, degli ospedali e delle scuole pubbliche sono gli stessi che hanno allargato la valvola dei flussi di ingresso, e hanno eliminato le poche risorse nazionali per le politiche di integrazione (2008) e in alcuni casi quelle regionali (Piemonte e Friuli) e comunali (in tante realtà della Lombardia e del Veneto)”.
