Il mercato immobiliare in Italia è fermo: niente ripresa per tutto il 2012, ma il sistema è molto più solido di altri Paesi. Questo è lo scenario del settore tracciato da Colliers International, uno dei big del real estate a livello internazionale. “Quest’anno -spiega Ofer Arbib, ceo per l’Italia – solo alcune operazioni andranno a completamento, ma non ce ne saranno di nuove. In sostanza non vedo un miglioramento del mercato immobiliare fino alla fine del 2012. Le famiglie al giorno d’oggi non comprano più perché, anche nel caso in cui riescano ad accedere al credito o ad avere un mutuo, in giro c’è comunque troppa incertezza. Basti pensare che in 3 anni le transazioni finalizzate all’acquisto di abitazioni sono calate del 40%, da 800 mila a circa 560 mila all’anno”. Una flessione, questa, che mette in grave difficoltà tutto il settore, che da solo incide per il 20% sul Pil nazionale. Nonostante le previsioni poco rosee, Colliers International evidenzia tuttavia che esistono fette di mercato nelle quali è possibile mettere a segno investimenti redditizi. “Il settore che funziona – precisa Arbib – è quello del retail. Il commerciale non tramonta mai. Per un investitore istituzionale potrebbe essere interessante mirare ai fondi ‘Core’, complessi con uffici prestigiosi e immobili commerciali, con rendimenti del 5-6% lordi. Ma anche per questi fondi il loro valore dipende dalle zone. In questo momento, ad esempio, Milano soffre più di Roma”. Guardando invece fuori dai confini italiani, sembra che i mercati europei diano qualche significativo segnale di recupero. “Nel nostro continente, per il momento, si distinguono Germania, Francia e Inghilterra. La differenza –prosegue Arbib- è che in Italia l’80% dei fondi immobiliari insiste principalmente su Milano e Roma. In Germania, invece, ci sono città più piccole che, però, ospitano stabilimenti industriali e, di conseguenza, anche uffici che funzionano e un domani possono essere venduti facilmente”. E per il 2013 quale scenario è lecito aspettarsi? “Mentre negli anni passati si potevano fare delle previsioni abbastanza precise, adesso invece anche noi navighiamo a vista. Quanto ai potenziali acquirenti, fortunatamente gli italiani hanno iniziato a indebitarsi circa 15 anni fa per cui, allo stato attuale. solo il 65% delle famiglie lo è contro la media del 90-95% di quelle europee. E a differenza degli Stati Uniti, dove le banche vengono fatte fallire alla stregua di semplici società, in Italia questo ancora non avviene”. (red – 2 ago)
