New York – Al Moma di New York si tiene fino al primo ottobre la prima grande mostra che gli Stati Uniti dedicano alla figura di Alighiero Boetti. Una retrospettiva completa, dal titolo “Game Plan”, che copre l’intera carriera dell’artista nato a Torino nel 1940 e morto a Roma nel 1994, che celebra il grande esponente italiano dell’Arte povera, la complessità concettuale e bellezza visiva del suo lavoro, attraverso circa 100 opere: dai primi oggetti scultorei, composti da materiali di ferramenta, bastoni di legno, cartone, e tubi in fibrocemento, al monumentale disegno a biro del 1973 “Mettere al mondo il mondo”, il cui titolo è una sintesi perfetta della visione di Boetti secondo cui l’artista, piuttosto che inventare, esprime semplicemente quanto già esiste nel suo lavoro, e tutto nel mondo gli è potenzialmente utile. E ancora: le buste inviate da Boetti, a partire dal 1969, ad amici, parenti e colleghi artisti ma che utilizzano indirizzi e luoghi immaginari. Una parte della mostra è dedicata ai suoi viaggi in Afghanistan, dove ha gestito il progetto artistico One Hotel dal 1971 fino all’invasione sovietica del 1979. Nella presentazione della mostra, resa possibile dal generoso sostegno di due donatori anonimi, la celebre istituzionale museale newyorkese definisce Boetti “uno degli artisti più importanti e influenti internazionali della sua generazione”. L’esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo Reina Sofía di Madrid e la Tate Modern di Londra, dove la mostra è stata presentata in precedenza. Lavorando nella sua città natale di Torino nel 1960, tra una cerchia ristretta di artisti che comprendeva Luciano Fabro, Mario Merz, Giulio Paolini e Michelangelo Pistoletto, Boetti si afferma come uno degli artisti più importanti del movimento Arte Povera. (9colonne)