Di “attacchi oltraggiosi” parla il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, condannando fermamente l’assalto alla sede di rappresentanza Usa a Bengasi, in cui hanno trovato la morte l’ambasciatore americano Chris Stevens, un funzionario e due marines. L’azione è iniziata ieri in serata, intorno alle 21.30, quando una folla armata di Rpg e armi automatiche ha preso d’assalto l’edificio, dandolo poi alle fiamme. Gli assalitori hanno poi issato la bandiera nera islamica al posto di quella americana. Gli scontri sono andati avanti per diverse ore e vi avrebbero preso parte diversi membri della milizia islamica Ansar Al-Sharia, che si era già segnalata nel recente passato per alcuni raid dimostrativi nella capitale della Cirenaica. Ieri sera è stata attaccata da dimostranti anche l’ambasciata americana al Cairo, a causa di un film su Maometto prodotto da egiziani copti negli Stati Uniti, considerato blasfemo e offensivo per l’Islam. “L’Islam è un cancro. La pellicola è un film politico, non un film religioso” ha spiegato al Wall Street Journal il regista Sam Bacile. La quasi contemporaneità dei due episodi – avvenuti tra l’altro nell’anniversario degli attentati dell’11 settembre – li ha fatti inevitabilmente collegare, ma ancora non sono chiare le motivazioni che stanno dietro all’assalto di Bengasi: secondo siti vicini ad Al Qaeda non sarebbe legato al film, ma sarebbe una reazione alla morte di Abu al-Libi, il numero 2 dell’organizzazione terroristica, confermata proprio ieri dal leader Ayman al Zawahiri. Secondo le autorità libiche invece i responsabili sarebbero forze legate all’ex Rais Gheddafi. Il presidente Obama, pur sottolineando che “ogni denigrazione di qualsiasi credo religioso vada rigettata”, ha definito “senza senso” gli episodi di violenza. Washington ha dato l’ordine di rafforzare le misure di sicurezza in tutte le sedi diplomatiche Usa nel mondo (Roc – 12 set)
