(18 set ) – Di fronte alla contrazione della domanda interna, l’unico motore di crescita resta l’export. Soprattutto se si parla di agroalimentare. Perché oltre i confini nazionali spaghetti e mozzarella, vini e spumanti non passano mai di moda. Anzi, il “made in Italy” piace sempre di più, come dimostrano i dati dell’Istat che evidenziano a luglio un incremento annuo dell’11,2 per cento per le esportazioni di alimentari e bevande. A sottolinearlo è la Cia, Confederazione italiana agricoltori che spiega: “Dopo aver chiuso il 2011 con un fatturato ‘record’ di 23 miliardi di euro anche quest’anno l’export agroalimentare mette il turbo: solo a luglio viaggia a una velocità più che doppia rispetto al complesso delle vendite oltreconfine (+4,3 per cento)”. C’è tuttavia un “ma”: “In questo momento l’80 per cento circa delle esportazioni di cibo e bevande è costituito da prodotti dell’industria alimentare -osserva la Cia- mentre crolla l’export di prodotti agricoli freschi (-5,5 per cento nei primi cinque mesi dell’anno). Colpa soprattutto dell’aumento costante dei costi produttivi e del parallelo calo delle quotazioni all’origine. Un binomio devastante che, quest’anno, ha addirittura scoraggiato molti a seminare, a piantare, con una crescita del 6 per cento circa dei terreni lasciati a riposo”. “Bisogna – è l’appello della Cia – rafforzare la capacità delle imprese agricole di esportare e di investire all’estero, creando strumenti normativi che le sostengano direttamente, semplificando e razionalizzando le risorse. E poi -conclude la Cia- serve una politica di promozione efficace sulle vetrine internazionali che riporti i prodotti della nostra agricoltura sulla scia positiva del successo dei pasta, parmigiano e vino ‘made in Italy’ nel mondo. E’ molto importante soprattutto in una fase come quella attuale, in cui la domanda estera dà un apporto essenziale a sostegno del comparto agricolo e alimentare quando i consumi interni invece ristagnano”. (red)
