“VECCHI TEMPI” DI PINTER IN SCENA ALL’OUT OFF
Roberto Trifirò apre la stagione dell’Out Off a Milano il 26 settembre (prima nazionale) con un classico di Harold Pinter: “Vecchi tempi”, tradotto da Alessandra Serra. Trifirò ne cura la regia oltre a recitare sul palco, affiancato da Maria Ariis e Paola Giacometti. Scritta nel 1971, “Vecchi Tempi” è una commedia che sviluppa come tema centrale la riflessione su memoria e ricordo, intendendo per memoria la nostra possibilità di disporre delle conoscenze passate come semplice conservazione di quelle conoscenze, e per ricordo il loro recupero e la loro riattivazione in funzione del presente o di un possibile futuro. E’ umano che si faccia ricorso alla memoria d’altri per trovare conferme o smentite o per dare completezza a quanto la nostra memoria non riesce, d’un dato avvenimento o periodo, a restituirci per intero. Ma in questo tentativo di ricostruzione, tuttavia, la testimonianza altrui può divergere in modo impressionante dalla nostra. Credevamo, nell’affidarci non solo alle nostre reminiscenze, ma anche a quelle del prossimo, che l’esattezza del quadro sarebbe riuscita rafforzata: invece la stessa esperienza, rivissuta non da una, ma da più persone, produce resoconti assai diversi, a tratti opposti… Il passaggio dalla memoria individuale a quella collettiva non vale a certificare il nostro rapporto con il passato. All’opposto, la memoria collettiva “tradisce” la nostra privata, individuale memoria: e ciò che ne risulta non è una verità monolitica riportata alla luce in tutta la sua evidenza, ma una disordinata congerie di “tessere” che si stenta a ricomporre in mosaico. Sulle metamorfosi, le peripezie, i tradimenti della memoria collettiva è fondata l’elegante partitura di Vecchi tempi. Ci sono tre quarantenni (l’età in cui a molti accade di valicare la “linea d’ombra”) raccolti nello spazio scenico prediletto da Pinter, una semplice stanza di soggiorno, questa volta in una fattoria riadattata ad abitazione. In quest’ambiente, che brevi didascalie suggeriscono sobrio e accogliente, due coniugi, Kate e Deeley, attendono la visita di una persona, Anna. Ma Anna, lo apprendiamo dal testo, è già in scena… Roberto Trifirò, come attore ha lavorato con registi come Bob Wilson, Luca Ronconi, Cesare Lievi e Mina Mezzadri. Tra i suoi più recenti lavori come regista e interprete ricordiamo: “La fedeltà coniugale” due atti unici di A. Cechov (2003), “Non si sa come” di Luigi Pirandello (2004), “Il bicchiere della staffa” di Harold Pinter e “Catastrofe” di Samuel Beckett. (Cle)
AL PALLADIUM UN WEEKEND CON “IL RIMEDIO DELLA FORTUNA”
Si terrà al Teatro Palladium di Roma, in collaborazione Università Roma Tre andrà in scena il 29 e 30 settembre “Il rimedio della fortuna” con Fanny Ardant, Mirko Guadagnini e Chiharu Kubo da Le Remède de Fortune di Guillaume de Machaut. Seguirà lo spettacolo di domenica 30 settembre “Appena fatto!” in cui gli attori dialogando con Valerio Magrelli in un confronto diretto fra pubblico e artisti sullo spettacolo appena andato in scena. Una serie di incontri curati da Rai Radio3 e Romaeuropa con alcuni degli artisti in programma al Festival – a dialogo con personalità del mondo della cultura – per scoprire i sensi nascosti, le forme espressive e le pratiche registiche della creazione contemporanea. Il progetto è realizzato dal Festival Milano Arte Musica nell’ambito di Metamondi di Telecom Italia. Il rimedio della Fortuna è un cortocircuito tra arti, stili, personalità, lingue ed epoche diverse: la scintilla infatti scocca nel crepuscolo del Medioevo, laboratorio di idee che in futuro germoglieranno nel Rinascimento. E’ Guillaume de Machaut, compositore e letterato del XIV secolo, a creare Remède de Fortune, un poema dove a varie forme metriche sono abbinati componimenti musicali nei più diversi stili. Narrazione allegorica sulle sfortune e le pene d’amore, il lavoro di Machaut, già percorso da una scossa multidisciplinare, diventa l’epicentro per una profonda rilettura contemporanea che riunisce un gruppo di artisti disparati ma agguerriti, tra cui spicca la presenza di Fanny Ardant nel ruolo di Speranza. La trasformazione dell’ambientazione cortese nel nostro presente inizia dalla lingua: un autore di canzoni come Alex Cremonesi ha trasformato testi, parole, idee e sentimenti dal francese antico al moderno italiano. Operazione ancor più ardita e complessa è quella di Filippo Del Corno sulla musica: mantenendo i profili melodici delle venerande melodie originali, il compositore milanese li ha inseriti in un paesaggio sonoro contemporaneo che, proprio come accadeva ai tempi di Machaut, spazia tra la musica colta e quella popolare. Sentieri Selvaggi viene fondato nel 1997 da Carlo Boccadoro, Angelo Miotto e Filippo Del Corno per avvicinare la musica contemporanea al grande pubblico. Masbedo sono Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni. Vivono e lavorano tra Milano e Berlino ed espongono da più di dieci anni nei principali musei del panorama contemporaneo. Fanny Ardant esordisce al cinema nel 1979 e nel decennio successivo lavora con alcuni dei più grandi registi del Novecento, come Francois Truffaut, Alain Resnais ed Ettore Scola. Per Michelangelo Antonioni interpreta un ruolo in Al di là delle nuvole. Nel 2001 è Maria Callas in Callas Forever di Zeffirelli e l’anno successivo fa parte del cast tutto femminile di 8 donne e un mistero, con Catherine Deneuve, Isabelle Huppert e Emmanuelle Béart. (Red)
A ROMA “TI AMO, MARIA” DIRETTO DA GIANCARLO FARES
Una nuova coppia per il teatro italiano, insieme per la prima volta, in una situazione paradossale e alle prese con un dialogo secco e serrato. Tutto questo è “Ti amo, Maria”, lo spettacolo scritto da Giuseppe Manfridi, diretto da Giancarlo Fares e interpretato da Debora Caprioglio e Antonello Avallone. Lo spettacolo, che andrà in scena dal 2 al 28 ottobre al Teatro dell’Angelo di Roma, è un paradosso sull’ossessione d’amore, un curioso teorema sulla felicità così affannosamente inseguita che quando la si raggiunge non si è in grado di sopportarne il peso. E se l’infelicità è motivo di vita e di speranza, la felicità è esattamente il suo contrario. Un caldo giorno d’estate, Sandro riaggancia Maria, un amore non sopito di dieci anni avanti… Abilissimo concertatore di voci e di dialogati, Manfridi ha lavorato sull’autenticità del proprio protagonista, percorso dalla tensione sotterranea di un “thriller”. Un impatto corposo, splendido. I due personaggi vanno definendosi con pennellate geniali: frammenti di vita si incastrano in un puzzle di non facile composizione che lascia battuta su battuta adito alla sorpresa: un gesto inconsulto, un assalto, un cedimento, ritrosie e provocazioni. E’ un gioco di scacchi di smisurata tensione, in cui non si riesce a distinguere chi sia l’attaccante e chi il temporeggiatore. Un trama originalissima che permette alla regia di sottolineare, grazie al particolare talento artistico della coppia Caprioglio – Avallone, i momenti ironici e le numerose situazioni assolutamente divertenti, al di là della mancanza di un impossibile lieto fine. Giuseppe Manfridi, rappresentato in tutto il mondo, con “Ti amo, Maria” ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico e di critica. (Cle)
JACQUELINE FERRY TORNA AL SISTINA
Jacqueline Ferry, attrice, cantante e musical performer, si trova in questi giorni si trova in una sala prove romana affollata da un cast di 20 attori per l’imminente debutto di “W Zorro”. Il nuovo musical di Stefano D’Orazio, musiche di Roby Facchinetti, regia e coreografie Fabrizio Angelini, sarà al Teatro Sistina di Roma dal 9 al 21 ottobre e Jacqueline ne interpreterà uno dei ruoli principali: la perfida Consuelo. Due anni fa Jacqueline, proprio al Sistina, aveva interpretato Grisabella nella versione italiana di “Cats”, per la regia di Saverio Marconi. Questa nuova esperienza arricchisce ancora di più una carriera lunga e poliedrica di una figlia d’arte cresciuta tra musica e teatro che fin dai dodici anni lavora nel mondo dello spettacolo. Al lunghissimo elenco di successi in teatro tra musical e prosa si aggiunge un’ampia attività concertistica e la partecipazione alla 53esima edizione del Festival di Sanremo prodotta e presentata da Andrea Bocelli e Marco Rinalduzzi con l’uscita di due singoli e la preparazione di un LP per la Warner Music. La preparazione del musical W Zorro si affianca ad un altro importante progetto musicale originale di Jacqueline: un recital concerto in cui, accompagnandosi alla chitarra, canta in tre lingue (italiano, francese e inglese,) e affiancata da quattro bravissimi musicisti (in un misto di sonorità acustiche e psichedeliche) percorre un viaggio attraverso l’animo umano. (Red)
A ROMA “RITRATTO DI SIGNORA”, OMAGGIO AD ALDA MERINI
In scena al Teatro Stanze Segrete dal 2 al 14 ottobre, “Ritratto di Signora – Il tormento delle figure – Omaggio ad Alda Merini”, di e con Elisa Pavolini per la regia di Mario Schittzer. Elisa Pavolini porta in scena le parole e le suggestioni della poetessa dei Navigli, incontrando virtualmente tanti personaggi che della sua vita hanno fatto parte. Uno spettacolo che è un pacchetto emotivo, che oltre essere visto va soprattutto ascoltato. “I miei amori cominciano nei tempi futuri. I veri amori sono dei sogni, sono delle invenzioni, sono dei parametri di poesia. Se questo o quell’altro uomo siano veramente esistiti, se abbiano toccato la mia carne, questo è un fenomeno secondario”. Ce li descrive così, Alda Merini, i suoi amori. Come dei sogni, come delle figure. A volte incubi, a volte ombre, a volte intense suggestioni che scuotono l’anima, la svuotano e la tormentano. Il racconto “Il tormento delle figure”, pubblicato nel 1990, è un viaggio che attraversa l’anima: un flusso di coscienza poetico e razionale, a tratti logico e disarmante, in altri momenti compulsivo e logorante; come se l’Amore possa essere al tempo stesso una salvezza e una dannazione. La Merini ci presenta alcuni degli uomini della sua vita, alcuni dei suoi amori, veri o presunti; quelli che l’hanno presa e violentata, amata e osannata, disprezzata e tradita. Alda Merini è una donna ferita, innamorata, felice, sola ma prima di tutto è un’anima poetica che assapora il gusto dell’esistenza, vivendone il dolore e la gioia, con gli occhi di chi sa di potersi rifugiare, sempre, nella poesia. I poeti sono al di là del fiume; guardano il mondo che scorre, vivono sulla loro pelle la depressione, i tormenti, le ansie e li mettono in versi. “Ogni poeta vende i suoi guai migliori”. La Merini ci regala i tormenti delle ‘sue’ figure e lo fa in modo delicato, come se la sofferenza, la depressione, il manicomio, l’abbandono, la difficoltà di vivere non la riguardassero fino in fondo. In questo flusso di pensieri, trova spazio un passo estrapolato dalle “Lettere al Signor G”, una raccolta di scritti, lettere e versi che la poetessa ha indirizzato a Enzo Gabrici, uno degli psichiatri che la tenne in cura e che divenne un punto di riferimento per la donna oltre che per la paziente. Non si poteva prescindere anche da alcuni versi tratti da “L’Anima Innamorata”, una raccolta di poesie in cui la Merini ci svela la sua indole mistica e religiosa, per la quale l’amore diventa una sostanza che pervade ed invade ogni essere, Dio compreso. (Red)
