“C’è stata una crisi del nome Jovanotti tra i 30 e i 40. Imbarazzante dopo i 23, è ritornato buono dopo i 40. E’ un nome che definisce un’anima”. Si racconta così Lorenzo Jovanotti Cherubini, a cui Glamour dedica la copertina del numero di ottobre, in edicola da domani. Per la prima volta un uomo è protagonista della cover del mensile Condé Nast per un servizio di moda e di auguri: 25 anni di carriera lui, 20 anni di edicola di Glamour. Quella di Jovanotti è un’intervista a più mani: nove domande sono del giornalista – besteller Massimo Gramellini, 10 dello scrittore Michele Dalai, le altre di Glamour e delle lettrici del mensile. Per Jovanotti mettersi in gioco “è un bisogno vitale. In realtà mi creo delle gavette a hoc, per crescere senza annoiarmi: ho fatto ‘Non m’annoio proprio’ perché tendo ad annoiarmi. E’ una frenesia quasi patologica. Sono ipercinetico. A volte, la testa mi va troppo veloce. Se vado a vedere un bel film, mi viene voglia di fare il regista, idem per il balletto: vorrei subito essere Roberto Bolle”. Nella vita “sono un combattente in un fronte di resistenza. Significa glorificare l’energia, me la sono presa un po’ come una missione: soprattutto quando si diventa grandi, si ha una figlia, si deve portare avanti una fiaccola. La vita è un casino, ma bisogna opporsi con la forza. C’è una linea di depressione nella mia famiglia: mi ha trasmesso un senso di smarrimento che mi porta a voler acchiappare tutte le cose. Il limite tra il nostro talento e la nostra malattia spesso è molto sottile”. Che cosa diresti a un giovane che non ha ancora trovato il suo talento, il sogno da inseguire? “Di fare un talento di questo suo non trovare un talento – dice Lorenzo – Gli inquieti, i nervosi sono quelli che fanno succedere delle cose. Io non ho trovato il mio talento. Quello che faccio non è talento. Il mio talento è la curiosità, la ricerca, il non accontentarmi mai”. (Red – 24 set)