“La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento”. Così scriveva Eric J. Hobsbawm nel suo “Il secolo breve”, opera storiografica che rappresenta un vero e proprio pilastro nel dibattito sulla contemporaneità. Lo scrittore e storico britannico, dopo una lunga malattia, è morto oggi a Londra all’età di 95 anni. A darne la notizia la figlia Julia. Nato ad Alessandria d’Egitto il 9 giugno 1917 in una famiglia ebraica di origini austriache, Hobsbawm ha dedicato molte delle sue ricerche alla classe operaia inglese e al proletariato internazionale. Rivolgendo l’interesse soprattutto agli aspetti sociali, ha aperto nuove strade allo studio di questa materia. Studioso di formazione marxista è stato il creatore di alcune definizioni diventati punto di riferimento per la storiografia. E’ stato infatti Hobsbawm a inventare il termine “secolo breve”: il Novecento, a suo avviso, ebbe l’inizio con la prima guerra mondiale e la fine con la dissoluzione del blocco comunista nel 1989. Diversamente il “secolo lungo” era per lo studioso l’Ottocento, che andava dalla Rivoluzione francese nel 1789 e fino al primo conflitto mondiale. Nel video, lo storico omaggia Antonio Gramsci. (Gil – 1 ott)
