Divertente, commovente, una passeggiata surreale nel “non luogo” dove si incontrano i morti che un po’ alla volta si abituano all’idea di non essere più vivi. “Oibò sono morto” in scena fino al 21 ottobre al Teatro Argot di Roma è uno spettacolo in cui la coppia Giovanna Mori e Jacob Olesen – entrambi formati all’Ecole Jacques Lecoq e sulle scene da anni – affronta il tema della morte con leggerezza e ironia. Un uomo muore investito da un’auto mentre attraversa la strada intento a guardare il fondoschiena di una passante. Che poi a guardarla bene non era nemmeno così bella. Portato all’obitorio dell’ospedale perché morto praticamente sul colpo, l’uomo – o, meglio, la sua anima – incontra una donna che scende da un’ambulanza per essere ricoverata nello stesso ospedale in cui si trova il suo corpo senza vita. E, mentre la moglie dell’uomo, invece di struggersi come la classica vedova inconsolabile, pensa se andare o meno dal parrucchiere e passa il tempo a parlare al telefono con il suo amante, l’uomo morto si innamora, perché l’amore non muore mai. Nel “non dove” infatti prosegue lo scontro con la realtà, anche quella che non vorremmo conoscere, come i tradimenti, ma anche quella con cui ci scontriamo più volentieri, come l’amore. E allora tutto passa, anche le delusioni, quando al fianco dell’uomo compare la ragazza incontrata all’ospedale, ormai morta. La donna perfetta con cui vivere, o meglio, “stare per sempre” in questo “non dove” da cui si può osservare tutto da un punto di vista nuovo. Uno spettacolo per ridere della morte e per ricordare che la vita è meglio godersela giorno per giorno senza pensare troppo al domani, non come si legge nei bigliettini dei Baci Perugina “Oggi ti amo più di ieri e meno di domani” e a cui le anime del non dove rispondono: “Ma pensa ad amarla oggi che domani chissà…”. (Cle – 17 ott)
