“Per gli italiani all’estero, la legge di stabilità, approdata da poco alla Camera, è un provvedimento che sostanzialmente stabilizza la situazione che si è determinata in questi ultimi anni. Non è un gioco di parole, ma l’impressione che si ricava da una prima disamina delle cifre. Certo, non siamo di fronte ad una grande notizia, visti i colpi che sono stati assestati nel recente passato, ma il fatto che si sia interrotta la spirale dei tagli consente quantomeno di riorganizzare gli interventi”. Lo dichiarano i deputati del Pd eletti all’estero Gino Bucchino, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Franco Narducci e Fabio Porta. “Un provvedimento così ampio e complesso è fatto, naturalmente, di luci e di ombre. Partiamo da queste. In una valutazione di carattere complessivo – spiegano i parlamentari del Pd – le due Direzioni generali di maggiore riferimento – quella per gli italiani all’estero e quella per la promozione del sistema paese – continuano a perdere risorse, anche se maggiormente sul versante delle spese di funzionamento che su quello degli interventi. Sconfortante la riduzione del sostegno previsto per l’internazionalizzazione (-44,6%), per le manifestazioni artistiche e culturali (-37,2%) e, soprattutto, per i progetti di ricerca concordati (-21%), che sono tra le azioni più qualificanti. Le ombre, poi, diventano inquietanti quando si arriva alla rete consolare e ai servizi che dovrebbero assicurare ai cittadini e agli stranieri. Le dotazioni finalizzate al funzionamento delle nostre rappresentanze diminuiscono del 18% per il 2013 e di un altro 6% negli anni successivi. Evidentemente sono ormai metabolizzate le chiusure dei consolati decise negli anni precedenti, ma dalle cifre non si resta tranquilli sull’impegno di osservare la moratoria accolta dal governo in risposta ad un nostro ordine del giorno alla Camera. Uno dei passaggi più negativi è la riduzione di trenta milioni di euro ai patronati, che all’estero svolgono da tempo un’azione di vero e proprio segretariato sociale. E’ facile immaginare che i nostri connazionali, soprattutto i più esposti, troveranno in futuro meno punti di riferimento e di sostegno. Tanto più che le risorse previste per il personale a contratto restano sostanzialmente stagnanti (+1%), mentre diminuiscono del 42%% quelle destinate ad ottimizzare i servizi gestiti proprio da questo personale. Questa situazione diventa francamente sconcertante, quando si constata che l’Ise, la cospicua indennità riconosciuta al personale di ruolo che fa servizio all’estero, non solo non subisce alcuna decurtazione ma aumenta. Non pensiamo sia più tollerabile nell’Italia dei sacrifici la permanenza di zone di extraterritorialità. Da una riduzione anche non sconvolgente dell’Ise, peraltro, potrebbero derivare cospicue risorse da destinare a interventi quanto mai necessari, capaci di compensare i vuoti che si sono determinati”. (red – 30 ott)
