Alcune cifre aiutano a valutare la gravità di quanto sta accadendo all’Ilva di Taranto. L’Italia è il secondo maggiore produttore di acciaio fra i Paesi dell’Ue con una quota del 16,2%, preceduta solo dalla Germania. Nel 2011 le esportazioni totali sono state più alte del 12,2% rispetto a quelle dell’anno precedente. Il valore delle esportazioni ha raggiunto i 17,9 miliardi di euro crescendo del 24,3% dai 14,4 mld. del 2010. Il valore totale delle importazioni dei prodotti della siderurgia nel 2011 è stato invece di 14,9 miliardi. Il saldo positivo è passato dai 2 miliardi nel 2010 ai 3 miliardi nel 2011. A fine 2011 l’occupazione nella siderurgia primaria in Italia era pari a 36.898 addetti, in riduzione dello 0,7% rispetto all’anno precedente, più bassa del 6,3% rispetto al recente massimo del 2008. Gli operai (28.821) rappresentano il 78% della forza lavoro impiegata nell’industria. Le ore di cassa integrazione registrate nel 2011 sono diminuite del 49,9% rispetto all’anno precedente. In Italia ci sono tre altoforni (Piombino, Taranto e Trieste) e due convertitori all’ossigeno (Piombino, e Taranto). Ci sono forni elettrici ad Aosta, Bergamo, Bolzano, Brescia, Catania, Cremona, Cuneo, Modena, Padova, Potenza, Torino, Terni, Trento, Udine, Varese, Verona e Vicenza.
