ANTONIO REZZA TORNA AL TEATRO VASCELLO CON “FRATTO_X”
Si può parlare con qualcuno che ti dà la voce? Si può rispondere con la stessa voce di chi fa la domanda? Due persone discorrono sull’esistenza. Una delle due, quando l’altra parla, ha tempo per pensare: sospetta il tranello ma non ne ha la certezza. Antonio Rezza torna con un nuovo spettacolo, “Fratto_X”, al Teatro Vascello di Roma dal 4 dicembre al 6 gennaio, dopo il successo riscosso a Torino. Mentre l’ansia del presente sconvolge il passato, mentre uccelletti improbabili tracciano traiettorie azzardate, lo specchio parlante costringe a pensare chi era lì per vedere, chi era lì per sentire, chi era lì per subire la tirannia di chi si fa pagare per strappare l’arbitrio. Mai così poco libero. Siamo sotto un fratto che uccide, si muore per eccessiva semplificazione. La manipolazione è alla base di un corretto stile di vita. Per l’ennesima volta la forma cambia attraverso la violenza espressiva. Mai come in questo caso o, per meglio dire, ancora come in questo caso, l’odio verso la mistificazione del teatro, del cinema, della letteratura, è implacabile. Con l’habitat ideato come sempre da Flavia Mastrella, sul palco insieme a Rezza, Ivan Bellavista con la partecipazione di Timoty Granger. L’Habitat Fratto_X è una distesa di carne calda che genera figure antropomorfe. L’uomo porta sempre con sé il colore del tempo visibilmente trionfante sulla pelle. Il cervello è l’orpello che impedisce vigorosamente l’omologazione; la x, con destrezza nel tratto, sottolinea la centralità di esseri completamente inutili. Mentre l’ansia del presente sconvolge il passato, mentre uccelletti improbabili tracciano traiettorie azzardate, lo specchio parlante costringe a pensare chi era lì per vedere, chi era lì per sentire, chi era lì per subire la tirannia di chi si fa pagare per strappare l’arbitrio. Mai così poco libero. (Red)
ELENA BONELLI CELEBRA A ROMA ANNA MAGNANI E GABRIELLA FERRI
“Elena, Nannarella & Gabriella, Roma celebra Napoli”. È questo il titolo dello spettacolo in cui l’attrice e cantante Elena Bonelli salirà sul palco del Teatro Ghione di Roma il prossimo 18 dicembre per raccontare due grandi icone della romanità, Gabriella Ferri ed Anna Magnani, attraverso le storie di vita, le canzoni, i successi ma anche la solitudine, l’amarezza e l’infelicità che convivevano con i trionfi e la consacrazione. Nello spettacolo Bonelli interpreta straordinari monologhi, racconta aneddoti e citazioni e canta le canzoni napoletane che hanno segnato la storia di Anna Magnani tra cui Reginella, Malafemmena, e ‘O Surdato ‘Nnamorato, e di Gabriella Ferri come Dove Sta Zazà, Ciccio Formaggio, Maruzzella, Tammurriata Nera, Rumba degli Scugnizzi. Un percorso psicologico e storico attraverso i momenti più emozionanti e significativi di due grandi donne, si alternano interpretazione, proiezioni, canzoni, citazioni, ricordi, per scoprire due vite apparentemente così distanti, ma così vicine nei chiari delle luci di scena e negli scuri della vita privata. (Cle)
AL VIA ALL’INDIA DI ROMA IL “CANTIERE” SUL TEMA DELLA PERDITA
Perdutamente. Variazioni, incidenti, distrazioni, teorie sul tema della perdita, dal 3 al 21 dicembre al Teatro India, i 19 giorni conclusivi dell’inedita residenza creativa condivisa da un folto gruppo di artisti della scena romana contemporanea, invitati a giugno del 2012 dal direttore del Teatro di Roma Gabriele Lavia ad una factory, un cantiere nel cantiere, intorno al tema della perdita. “Ottobre 2012: il Teatro India è il Teatro India. È semplicemente ciò per cui sembra essere stato pensato, spazialmente e artisticamente: un luogo aperto al lavoro d’immaginazione e sperimentazione delle diverse forme di spettacolo dal vivo. Dal 3 al 21 dicembre: il teatro si apre ulteriormente, per farsi attraversare da un pubblico che venga non solo ad assistere ma a prendere parte a un dialogo. Una comunità in cui si confonde chi fa e chi riceve. Fiancheggiatori e complici. Tutti visitatori/abitatori di un paesaggio, di uno sguardo. Diciannove giorni in cui il Teatro India, il foyer, le sale, i corridoi, saranno articolati e disarticolati a seconda dei formati: appunti, prove aperte, studi, conferenze-spettacolo, incontri, performance, interventi teatrali e di danza, installazioni permanenti. La geografia delle giornate è disegnata come un camminamento orizzontale e verticale continuo e consistente: alcuni accadimenti sono quotidiani e attraversano tutto il programma; altri seguono le giornate nella loro intera durata; altri ancora marcano il programma, con ciclicità settimanale; altri sono eventi unici. Del contenuto abbiamo fatto una forma: perdere qualcosa è un buon modo di raccontare la perdita. Qui, in questi mesi, abbiamo sperimentato diversi gradi di separazione dalle proprie specificità, dai ritmi individuali e dal proprio galateo. Quando l’ideale si fa fuori e la contingenza preme, le cose non emergono da fonti misteriose, ma si lasciano modellare nell’attualità dell’incidente e del tentativo. C’è qualcosa della resa, e anche dell’inizio. I cibernetici avevano ragione: si può costruire una mente partendo da tante piccole parti tutte sprovviste di mente. Si tratta di una visita ad un luogo, dove gli oggetti di creazione sono il tempo e lo spazio della creazione stessa. Siamo tutti nel paesaggio”. (Red)
“PROVANDO IN NOME DELLA MADRE” DI ERRI DE LUCA A BOLOGNA
Al via il 13 dicembre la tournée di “Provando in nome della madre”, lo spettacolo teatrale di Erri De Luca e Simone Gandolfo, tratto dal romanzo “In nome della madre” di Erri De Luca in cui lo scrittore racconta la storia di Maria e di come sia diventata donna all’improvviso con l’annuncio dell’angelo. “L’adolescenza di Miriam/Maria smette da un’ora all’altra – racconta Erri De Luca – L’annuncio le ha messo il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro”. Prima tappa dello spettacolo con Erri De Luca, Simone Gandolfo e Sara Cianfriglia, sarà al Teatro Duse di Bologna per poi spostarsi a Mori (Tn) il 14, al Cinema Teatro Nazionale di Quarrata (Pt) il 15, al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli (Ud) il 18, al Teatro Comunale di Cormons (Go) il 19, al Cinema Teatro Mignon di Tirano (So) il 20 dicembre. (Red)
LA STORIA DI CRAXI IN “UNA NOTTE IN TUNISIA” CON ANTONIO HABER
Andrà in scena dal 4 al 9 dicembre al Teatro Carignano di Torino “Una notte in Tunisia” di Vitaliano Trevisan, con la regia di Andrée Ruth Shammah. Lo spettacolo, interpretato da Alessandro Haber e da Maria Ariis, Pietro Micci e Roberto Trifirò, è ambientato ad Hammamet e il protagonista è X, al secolo Bettino Craxi. Ispirandosi a Route el Fawar, scritto a quattro mani da Bobo Craxi e Gianni Pennacchi – una delle penne più interessanti della drammaturgia italiana – lo spettacolo narra la vicenda di X e dei suoi ultimi giorni di vita. X è un uomo di forte carisma, il cui destino è determinato dalla sua natura, dalla sua incapacità di essere quello che non è, tanto che preferisce affrontare la morte che fingere di essere un altro. Non viene raccontato l’uomo politico piuttosto quello privato. Il grande dolore per l’esilio, gli eventi drammatici contro cui non si può più fare nulla, ma soprattutto il suo difficile rapporto con gli affetti familiari: i figli, la moglie e il fratello. Insomma, un Bettino Craxi costretto nella sua solitudine, abbandonato, senza amici, senza punti di riferimento… e il suo pensiero va all’Italia, che vede dalla costa tunisina, la sogna da lontano con tutta la sofferenza di non potervi tornare. E poi la malattia, non solo fisica, ma anche psicologica. Insomma, è uno sfogo dilagante e sincero. È una resa dei conti, dove non si risparmiano critiche per niente e per nessuno, né su ciò che è stato, né su ciò che è oggi. (Cle)
