Londra – In Italia si fa poca beneficenza e non sempre misurabile nei risultati. La denuncia proviene dal Centro Studi Lang di Milano. Sommando le erogazioni di organizzazioni no profit, fondazioni private, aziende, banche e famiglie facoltose dedite alla filantropia, l’Italia raggiunge il 104.mo posto nell’autorevole classifica mondiale della beneficenza del 2011, redatta dalla britannica Charities Aid Foundation, superata da tutti i Paesi industrializzati. L’Italia soffre, inoltre, di una eccessiva polverizzazione delle onlus e delle iniziative filantropiche, di scarse agevolazioni fiscali concesse dallo Stato (solo il 10% del reddito con un massimo di 70mila euro), di una tendenza della politica a ingerirsi nel settore e, talvolta, anche di scarsa trasparenza nell’impiego dei fondi raccolti. E nonostante il nostro Paese vanti una antica tradizione di beneficenza, non sempre ci si preoccupa di verificare l’efficacia nel tempo delle donazioni, efficacia sulle persone, sulla comunità, sull’ambiente, sul territorio. “Fa riflettere che la classifica mondiale di Charities Aid Foundation vedeva l’Italia al 29.mo posto nel 2010, mentre siamo sprofondati al 104.mo posto nel 2011” spiega Tiziano Tazzi presidente del Centro Studi Lang. (9colonne)
