Il grado di libertà economica dell’Italia nel 2013 è del 60,6%, in crescita di 1,8 punti percentuali rispetto al 2012. In un momento non positivo per la libertà economica nel mondo, questo significa che il nostro paese guadagna posizioni, passando dalla 92ma posizione all’83ma. In generale, nel 2013 il livello medio di libertà economica nel mondo era pari al 59,6%, appena un decimo di punto al di sopra dell’anno scorso. Complessivamente, 91 paesi hanno fatto passi avanti, mentre altri 78 hanno visto la loro libertà economica contrarsi. I paesi economicamente più liberi sono Hong Kong (89,3%), Singapore (88%) e Australia (82,6%). Il paese che ha avuto l’avanzamento più significativo è la Georgia (cresciuta di 2,8 punti fino al 72,2%). Se si guarda al livello regionale, la libertà economica è cresciuta in Europa e Nord America, mentre è rimasta stabile o in declino nel resto del mondo. All’interno dell’Unione Europea, il paese più libero è la Danimarca (unico paese europeo nella “top ten”, col 76,1%), seguita da Irlanda (75,7%) ed Estonia (75,3%). L’Italia è il penultimo paese in Europa, con una libertà economica pari al 60,6%, superiore solo a quella della Grecia (55,4%) e nettamente al di sotto della media europea (68,9%). L’Indice della libertà economica è compilato ogni anno da Heritage Foundation e Wall Street Journal, in collaborazione con un network di think tank tra cui, per l’Italia, l’Istituto Bruno Leoni. I dieci indicatori della libertà economica sono i seguenti: la garanzia dei diritti di proprietà, la libertà dalla corruzione, la libertà fiscale, la spesa pubblica, la libertà d’impresa, la libertà del lavoro, la libertà monetaria, la libertà del commercio, la libertà degli investimenti e la libertà finanziaria. (Red – 10 gen)
