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DAL LAVORO ALLE RIFORME: APPELLO UIM AI CANDIDATI ALL’ESTERO

it@withub.it by it@withub.it
29 Gennaio 2013
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento, la Uim lancia un appello a tutte le forze politiche impegnate nelle elezioni nelle circoscrizione estero affinché si costituisca una unità di intenti, una coerenza globalizzata ed efficacia nell’azione che producono risultati positivi per gli italiani residenti all’estero. A questo scopo la Uim ha realizzato un decalogo con le proprie idee e proposte per i futuri parlamentari eletti all’estero. Nel primo punto sono presenti la crescita e il lavoro: “La crescita dell’Italia è anche un obiettivo per fare una politica attiva per gli italiani all’estero. La crescita è un obiettivo europeo per creare più lavoro – scrive la Uim – E per fare questo il prossimo governo dovrà ridurre le tasse sul lavoro, difendere e creare lavoro, rivalutare le pensioni, ridurre i costi della politica, ammodernare la pubblica amministrazione”. Il secondo punto riguarda la necessità di una riforma del voto degli italiani all’estero collegata a quella elettorale che “rafforzandone il valore e la necessità – si legge nell’appello – tenga conto di strumenti più moderni per esprimere il voto che ne garantiscano la segretezza, la partecipazione, il riscontro. Va introdotto – aggiungono – il voto elettronico anche per i residenti in Italia abitanti temporaneamente all’estero”. Una volta approvate la riforma elettorale e quella dei due rami del Parlamento, solo allora, secondo la Uim, potrà essere discussa e avviata la riforma di Cgie e Comites, “al fine di dare specifici ruoli ed equilibrio mirato alla rappresentanza degli italiani all’estero. Intanto – aggiungono dalla Uim – si anticipi alla fine del 2013 il rinnovo dei Comites e quindi del Cgie. Si caratterizzi l’azione del Cgie come strumento per reperire risorse per interventi sociali per gli italiani all’estero”. L’Unione italiani nel mondo segnala anche in quali commissioni dovrebbero entrare gli eletti all’estero ovvero “delle commissioni parlamentari Bilancio, Istruzione, Lavoro, Affari sociali per garantire meglio in sede specifica – si legge nel testo – le rivendicazioni di diritti e di soluzioni dei bisogni dei loro elettori”. La questione migratoria e la sua governance non possono essere affidate “ad un organo settoriale, ma a una soluzione super-partes e al coinvolgimento diretto di tutto il Consiglio dei ministri attraverso l’attribuzione specifica di una delega appropriata, istituendo il sottosegretariato alle migrazioni della Presidenza del Consiglio”. Un altro punto del decalogo è dedicato al made in Italy, la Uim propone che “una piccola parte delle tasse pagate da quel settore vadano per risolvere i bisogni culturali e sociali degli italiani all’estero”. I social network e rete in generale sono per la Uim “un formidabile strumento di collegamenti tra componenti degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero” e il loro utilizzo “permetterebbe un notevole risparmio nelle spese per il loro funzionamento ma al tempo stesso ne impedirebbe il ridimensionamento annunciato. Vanno altresì trovate le risorse – aggiungono dalla Uim – per svolgere una massiccia e generalizzata formazione all’uso dell’informatica per tutti gli italiani all’estero”. Non poteva mancare un punto dedicato all’associazionismo che secondo l’Unione italiani nel mondo deve “caratterizzarsi come strumento moderno di coprogettazione con le istituzioni e di gestione dei progetti stessi con aziende no profit. In tal modo verrà a crearsi una vera e propria filiera di strutture (pubblico, profit, non profit) che agendo in sussidiarietà (aiuto allo Stato) si comporteranno con operatività di vere e proprie aziende”. Secondo la Uim “si tratta di applicare anche all’associazionismo la ‘filiera di sussidiarietà aziendale’ e cioè una combinazione di regole pubbliche e capacità di servizi analoga a quella del privato”. I servizi sono un altro punto importante per la Uim e per questo è necessario “moltiplicare sul territorio estero dove risiedono gli italiani, i punti di riferimento della pubblica amministrazione. Creare una ‘rete amica’ all’estero. Quindi più che una riduzione delle sedi consolari occorrerà avviare una fase di riorganizzazione della presenza dello Stato Italiano, rendendola più agile, più snella ma sicuramente più presente sul territorio con compiti di servizio utilizzando a tale proposito consolati, istituti di cultura, associazioni, camere di commercio, sedi delle Regioni, sedi di Patronato ed altre. Una vera e propria riforma della presenza della pubblica amministrazione all’estero diffusa sul territorio e non arroccata nei grandi centri”. L’ultimo punto del decalogo riguarda i giovani italiani che si recano all’estero per studio o lavoro e che, secondo la Uim, “fanno ormai parte di un fenomeno massiccio nei numeri e qualificato nei saperi. Va quindi riscritta per loro la politica dell’emigrazione, cercando di non limitare l’attualità solo alla particolarità dei cervelli in fuga. Andranno sviluppati punti di informazione dedicati sia in Italia che all’estero e dovrà essere privilegiata – concludono dalla Uim – la progettazione, anche con fondi europei, di servizi psicosociali di accompagnamento all’inserimento all’estero”. (Cle – 29 gen)

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