(30 gen) Durante il decennio 1999-2008 il tasso di investimento italiano medio in percentuale del Pil è stato del 20,8 per cento contro una media europea di 20,9 e ben al di sopra del tasso tedesco 18,9. Il vero problema dell’Italia è la scarsa produttività del capitale. È per questo che un livello di spesa in investimenti abbastanza alto non si traduce in crescita economica. L’indicatore di efficienza marginale del capitale (cioè l’incremento di valore aggiunto prodotto per unità di investimento), come misurato dalla Commissione europea, mette l’Italia come fanalino di coda, dietro anche al Portogallo, sia quando consideriamo il periodo pre-crisi che l’intero periodo di esistenza dell’unione monetaria. Il risultato peggiora ancora se si include il periodo post-crisi. Il rendimento nominale medio nel periodo 1999-2011 di investire in produzione industriale in Italia è risultato praticamente zero, il che significa che il rendimento reale è stato fortemente negativo. Dopo l’inizio della crisi finanziaria il tasso di investimento è diminuito in Italia, ma rimane sempre più alto di quello tedesco, con investimenti lordi fissi uguali a più del 19 per cento del Pil per l’Italia, contro il 18,6 per cento del Pil per la Germania. Questo indica che la mancanza di investimento non è la ragione di un potenziale di crescita molto più basso. Secondo l’economista Daniel Gros, il vero nodo è la produttività del capitale, ostacolata dalle inefficienze.
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