Portare un po’ d’ Italia in Europa e un po’ d’ Europa in Italia. Impegnarsi per una integrazione pratica, più che concettuale, che si basi in particolar modo sulla semplificazione amministrativa. E razionalizzare, facilitandolo, il rapporto tra gli italiani all’ estero e l’ Italia stessa. E’ questa la mission di Andrea Biondi, segretario del Pd di Londra e candidato alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione Estero alle politiche del 24-25 febbraio. “Vivo da 20 anni in un Paese – la Gran Bretagna – dove non ci sono particolari sentimenti europeisti, ma c’è un grado di protezione e applicazione delle norme europee perfetto, una piena integrazione dei diritti – spiega in una intervista a 9colonne Biondi, professore di Diritto Europeo a King’ s College, in Inghilterra dal 1992 – Si tratta di un’ Europa già acquisita, in Italia c’è molta strada da fare”. Molta strada, ma neanche troppo tortuosa: “In realtà la soluzione sarebbe semplice: il principio cardine è il mutuo riconoscimento, che funziona per gli Stati, per le società, perché non per gli atti amministrativi? Perché non mi basta un certificato fatto a Londra e devo chiederne altri al mio comune a Firenze? Semplificheremmo la vita delle persone: la burocrazia che c’è in Italia non serve, e non serve un grande legge, basta una penna per cancellare tutto ciò che è inutile”. Bisognerebbe inoltre tutelare “la trasparenza del mercato, difendere i servizi provenienti dall’ estero, tutelare la concorrenza. Lo stesso Antitrust in Italia funziona, ma poi si ingolfa nella giungla dei ricorsi al Tar: serve un tribunale ad hoc come qui”. Tutto questo tocca anche gli italiani all’ estero: in questo caso “bisogna ripensare seriamente a quali sono le funzioni essenziali del consolato. Bene le procedure per i passaporti, ma sono così necessarie tutte le altre forme d’ assistenza, soprattutto in Europa? Si può pensare per esempio di appoggiarsi a Patronati come fornitori di servizi, con funzioni di certificazione”. E poi “bisogna dare il messaggio che tutte le esperienze devono contare se uno decide di tornare” mentre attualmente “ci sono difficoltà di riconoscimento del lavoro svolto all’ estero, ci sono vari oneri, come quello di dimostrare di aver maturato dei diritti per fini pensionistici….”. Sui giornali però si è parlato di italiani all’ estero nel giorni scorsi in particolare per le questioni del voto negato agli Erasmus e dell’ Imu. Sul voto all’ estero, per Biondi siamo di fronte “a una macchina burocratica troppo complessa, l’ Aire non è un modello di trasparenza ed efficienza e forse bisognava pensarci prima”. La questione degli Erasmus “andrebbe rivista nell’ ottica di una riforma della legge del voto per corrispondenza, che sarà necessaria” e che potrebbe passare per esempio per l’ introduzione del “voto elettronico”. Sul rischio di discriminazione sull’ Imu per gli italiani all’ estero, Biondi riconosce che “bisogna stare attenti a che non diventi una discriminazione, quasi una tripla tassazione, un problema che rischia di essere” non solo costituzionale “ma anche comunitario”. (5 feb – Sis)
