Roma, 11 ott – Sulle orme di Madonna, Lady Gaga, John Turturro e Sylvester Stallone, sono sempre di più le persone che hanno sentito il bisogno di tornare nei luoghi di origine di genitori e nonni. Non solo vip, dunque, ma un flusso di cittadini disposti ad attraversare anche un oceano per tornare dove tutto è incominciato. Si chiama ‘turismo delle radici’ o ‘turismo di ritorno’ e sta generando volumi sempre più interessanti, soprattutto per i Paesi che hanno un passato di forte emigrazione, come l’ Italia. Nei giorni scorsi – scrive Il Giorno nell’edizione del weekend -, il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha annunciato un finanziamento “nel Pnrr, che mira alla promozione dei circuiti turistici meno noti, rivolgendosi a un bacino di circa 60-80 milioni di italiani o italo-discendenti all’ estero”. Un fenomeno che oltre a dare identità, risposte, ricordi ed emozioni a chi ritorna può contribuire a rivitalizzare i piccoli borghi smuovendo l’economia locale, favorendo l’occupazione e recuperando le abitazioni storiche. Soprattutto l’America – sia gli Stati Uniti sia l’Argentina e il Brasile – può essere il continente più interessato, una volta finito l’incubo del Covid. Senza dimenticare Francia, Svizzera, Germania e Australia. Non è facile stimare i numeri esatti: uno studio dell’ Enit (2018) parlava di una potenziale spesa di 4 miliardi in una stagione, ma mescolava anche i flussi originati dalle comunità di residenti stranieri in Italia. Inoltre, bisogna tenere conto che molti di questi turisti – in gergo ‘rootisti’, da roots, ovvero ‘radici’ in inglese – alloggiano presso parenti e le famiglie di appartentenza. Ci sono nazioni, come la Scozia, che negli ultimi anni ha saputo trarre profitto dai ‘ritorni’ di immigrati o discendenti degli stessi, già alcuni anni fa il 2% dei turisti totali era legato a un movimento di questo tipo. Se ne parlerà anche al TTG Travel Experience, kermesse che si tiene da mercoledì a venerdì prossimi alla fiera di Rimini. (Kgn)
