La via all’antifascismo e al Pci di Giorgio Napolitano “passa anche per la scoperta dell’umanità dolente del ricovero antiaereo scavato davanti alla casa borghese della sua famiglia, sotto Palazzo Serra di Cassano, dove, per sfuggire a bombardamenti feroci, la povera gente dei ‘bassi’ e del Pallonetto Santa Lucia si mescola con i ‘signori’ dei piani alti. E’ in quel rifugio che Napolitano si scopre per la prima volta in grado di reagire persino agli eventi più drammatici con grande autocontrollo e ragionevole fatalismo, dimostrandosi capace di non perdere la calma ‘neppure di fronte all’Apocalisse’, come gli riconosce, sorpreso e ammirato, Curzio Malaparte”. Lo spiega il libro di Paolo Franchi “Giorgio Napolitano. La traversata da Botteghe Oscure al Quirinale” (Rizzoli), dedicato al percorso politico del Capo dello Stato, chiamato oggi ad aggiungere un ultimo capitolo – uno dei più complessi – di un percorso iniziato con le bombe su Napoli, passato per il travaglio del Pci e destinato a concludersi con lo “tsunami” di Beppe Grillo e l’individuazione di una soluzione al rebus uscito dalle urne. Nel Capo dello Stato confida, fra gli altri, Massimo D’Alema che, durante la presentazione del libro presso la Sala della Regina della Camera, ha ricordato i contrasti fra il Capo dello Stato ed Enrico Berlinguer in un passaggio drammatico della vicenda comunista: “In quella situazione difficile le ragioni non erano tutte da una parte e questo spiega anche le ragioni di un contrasto tra due persone che continuavano a rispettarsi e stimarsi”, ha ricordato D’Alema. “Con quel gruppo dirigente”, ha affermato D’Alema, “noi giovani abbiamo imparato un’idea di comune responsabilità in quel partito”. Oggi, quei travagli sono lontani, così come le bombe che colpivano Napoli. “Non c’è l’apocalisse – sottolinea D’Alema – ma una situazione molto difficile in cui abbiamo ancora bisogno della saggezza di Napolitano”. E confida nel presidente della Repubblica e nella capacità degli italiani di tirarsi fuori dalle situazioni più complesse anche il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, ricordando alla Camera che la stabilità dell’Italia, quarto Paese del G8, è di “interesse primario” per tutta l’Unione europea. “La vita di Giorgio Napolitano mostra qualcosa di importante per tutti noi e per il paese: non si deve mai capitolare”, ha osservato. “La seconda lezione – ha aggiunto il presidente del Parlamento Europeo – è che bisogna rimanere fedeli alle proprie convinzioni, senza essere inflessibili o dogmatici: ogni momento della storia esige diverse risposte. Bisogna essere all’altezza delle esigenze contemporanee”. Alla presentazione del volume, dopo l’introduzione del vicepresidente della Camera Antonio Leone, sono intervenuti anche Eugenio Scalfari, Giuliano Urbani e Paolo Mieli. (Caf – 4 mar)