GABRIELE LAVIA RITORNA A PIRANDELLO CON “LA TRAPPOLA”
Dopo l’allestimento di “Tutto per bene”, Gabriele Lavia torna al teatro di Luigi Pirandello, al Teatro Argentina dal 9 al 24 marzo, con “La trappola”, testo del 1912 del quale oltre all’adattamento e alla regia è anche interprete nel ruolo del protagonista, accompagnato da Giovanna Guida e Riccardo Monitillo. L’incontro con Pirandello nella versione scenica di Gabriele Lavia, che ne propone una lettura rinnovata e interagita direttamente con il pubblico, si compone di altri testi dell’autore siciliano che si lasciano attraversare da rimandi dostoevskiani e da incursioni filosofiche con riferimenti a Schopenhauer e Nietzsche. Tra cataste di armadi di varia stazza, librerie e scaffali carichi di volumi, tra sedie confuse e disordinate, un vecchio divano conquista la scena per diventare il perno della rappresentazione su cui Lavia rivela l’ossessione di un uomo tormentato dalla morte, in dissidio continuo tra l’inganno della forma e il tranello che è la vita. Disteso sul divano, l’uomo recita e denuncia le contraddizioni della condizione umana, la vecchiaia e il risentimento familiare, la misoginia e le convenzioni sociali, portando in palcoscenico il “buio, dove la verità si scopre più profonda”. Intrappolato nel buio del relativismo e nelle contraddizioni dell’esistenza umana, l’uomo è ostaggio della certezza che la vita non sia altro che una “gabbia” costruita attorno all’individuo, dentro la quale attendere soltanto la morte. La trappola è il discorso interiore di un uomo che confessa la propria ossessione di essere umano intrappolato dalle forme sociali, dalla famiglia, addirittura dall’obbligo della riproduzione. Per il nostro protagonista, infatti, le donne sono lo strumento che attira l’uomo spingendolo a riprodursi e generare così altri infelici, altre maschere del gran ballo della società. Anche lui naturalmente è vittima del tranello: una donna sposata, che non può avere figli da suo marito, lo seduce, gli strappa una gravidanza per poi abbandonarlo e tornare dal marito. Così rimane da solo con il vecchio padre malato e paralizzato, condannato a quella sorte dal padre, suo nonno, che lo generò 76 anni prima. Per il protagonista ogni genitore è il boia della creatura che genera e che dice di amare perché la condanna a morte. Due colpi di pistola libereranno dalla trappola l’uomo, ossessionato dalle donne, e il genitore ormai anziano e gravemente ammalato. (Red)
GIGI PROIETTI A RAGUSA CON “PIERINO E IL LUPO”
Il mattatore romano Gigi Proietti sarà in scena a Ragusa il prossimo 22 marzo per interpretare la storia dell’audace ragazzino russo che insieme ad un’anatra, un canarino e un gatto, riesce a catturare il temibile lupo della steppa. In “Pierino e il lupo… e molto altro!”, grazie all’inconfondibile vena comica di Proietti, uno dei più famosi testi classici della tradizione russa diventa di grande attualità. Una rivisitazione del classico scritto da Sergej Prokofiev nel 1936, interpretato in passato da attori del calibro di Dario Fo, Eduardo De Filippo e Roberto Benigni, da parte di Proietti che per l’occasione sarà accompagnato dall’intera orchestra sinfonica del Teatro Cilea composta da 50 elementi e diretta dal maestro Michelangelo Galeati. E Proietti sarà voce narrante di questa particolare rappresentazione musicale introducendo uno ad uno gli strumenti che rappresentano i personaggi della fiaba: Pierino, cui danno vita gli archi; l’uccellino che è il flauto traverso; l’anatra che sarà l’oboe; il gatto sarà il clarinetto; il nonno sarà il fagotto; il lupo saranno i corni; i cacciatori saranno i fiati; lo sparo dei fucili saranno infine i timpani. Un classico che rappresenta una pietra miliare per molti attori, da Dario Fo ad Eduardo De Filippo, da Roberto Benigni appunto a Gigi Proietti che lo ha già interpretato in passato con enorme successo. (Red)
L’INTEGRAZIONE NEL RECITAL COMICO DI SALVATORE MARINO
“Non sono abbronzato, qui lo dico e qui lo ne(g)ro”. Questo il titolo del recital di Salvatore Marino in scena a Roma, al Teatro Tirso de Molina, fino al 24 marzo. Marino, figlio di madre eritrea e padre italiano, trae spunto da esperienze personali rievocate con sarcastiche iperboli e stranianti giochi di parole per raccontare le difficoltà di “convivenza” di un migrante al cospetto di una società ostile all’integrazione. Le storie sono firmate a più mani da autori come Massimiliano Bruno, Ermanno Fratoni, Nicola F. Leonzio, Emiliano Luccisano, Claudio Pinna, Silvia Scola e Mario Scaletta, tutte orchestrate dalla regia di Federico Andreotti. Attraverso il caleidoscopio dei vari personaggi ci si affaccia sul precipizio della realtà, delle sue contraddizioni, dell’interminabile partita tra integrazione e discriminazione, con un linguaggio sempre caustico. Lo spettacolo si apre con il resoconto esilarante con un vago retrogusto amaro di episodi della sua infanzia in Italia. (Cle)
ANTONIO REZZA AL TEATRO OUTOFF DI MILANO CON “FRATTO_X”
Dopo il successo di Torino e Roma, “Fratto_X”, l’ultimo spettacolo di Antonio Rezza è in questi giorni in scena al Teatro Outoff di Milano fino al 24 marzo. In un habitat solo apparentemente minimalista, realizzato come sempre da Flavia Mastrella, Rezza, insieme sul palco a Ivan Bellavista, si muove incessantemente, con uno spettacolo altamente performativo in cui di volta in volta emergono nuovi personaggi, nuove situazioni che successivamente tornano e si intrecciano con altre. E l’habitat si trasforma ogni volta in elementi nuovi, ricchi di suggestioni e dalle mille funzionalità nascoste, diventando a turno dune, vestiti di santi, sacre sindoni. Forma e demenza: “Una forma del genere – dice Rezza durante lo spettacolo – sarebbe stata inconcepibile senza la demenza. Senza la demenza sarebbe stata solo una buona forma”. La scena diventa, attraverso due grandi strisce di teli, un’enorme X che semplifica tutto, perché uomo fratto uomo si semplifica e non resta più niente: “Siamo sotto un fratto che uccide – dicono Rezza e Mastrella – si muore per eccessiva semplificazione”. Un habitat in cui anche la luce e uno specchio sono un modo per trasformare il prossimo nell’oggetto del carnefice che gli mette in bocca parole e voci di altri. Ma è Rezza che fa parlare Mastrella o viceversa? La genialità dei loro spettacoli sta proprio nella capacità di riuscire a esprimersi in forme diverse ma compatibili, di parlare all’unisono e di concepire insieme lo stesso pensiero, elevandolo al quadrato. E il risultato è uno spettacolo sempre attuale, che non invecchia mai e che riesce a divertire e sorprendere con la sua efficacia e potenza. (Cle)
“…E FUORI NEVICA” , A ROMA UNA COMMEDIA SENZA TEMPO
Fino al 17 marzo e dal 22 al 24 marzo al Teatro Ambra Jovinelli di Roma è in scena “…e fuori nevica!”, commedia scritta e diretta da Vincenzo Salemme. Risate – accompagnate da applausi e non poche riflessioni – sono assicurate da Giovanni Esposito, Mario Porfito, Francesco Procopio e il giovane talento salernitano Andrea Di Maria. Protagonisti della commedia sono tre fratelli: Enzo, Cico, Stefano. Enzo, musicista di scarso livello. Cico, affetto da una strana forma di autismo. Stefano, “il normale”, ossessionato da un eccessivo senso di responsabilità. Non hanno il padre che li lasciò quando erano piccoli. La madre è morta da poco. Ha lasciato ai figli una discreta eredità da dividere in tre parti uguali ponendo, però, una condizione: Enzo e Stefano si prenderanno cura per sempre del loro fratello sfortunato Cico. Questa è la partenza della commedia che si svolgerà in due atti, sempre all’ interno della casa materna, coprendo un arco di tempo immaginario che va dal 20 agosto al 20 settembre, tutta giocata sulle difficoltà di una convivenza coatta e sull’ incompatibilità di tre caratteri così diversi tra loro. Riuscirà l’ innato legame fraterno a tenere uniti i tre personaggi contrastanti? Enzo e Stefano, si liberanno di Cico o vincerà l’ affetto che li lega a lui?. “Questa sinossi della commedia l’ho scritta quasi vent’anni fa – ha spiegato Salemme – quando debuttai al Teatro Piccolo Eliseo di Roma. E non è cambiata la trama. Non ho sentito il bisogno di rinfrescare la storia perché è una storia senza tempo. Una storia che parla di famiglia, affetto, tolleranza. Si parla della diversità senza prendersene gioco anzi ridicolizzando piuttosto gli aspetti più buffi della cosiddetta normalità. Sono più di 10 anni che non tocco ‘E fuori nevica’. Mi ha sempre frenato l’idea di affrontare questa commedia che mi ha dato il primo successo ‘nazionale’. Una commedia che a Napoli è un vero e proprio ‘cult’, che conoscono e amano soprattutto i bambini, e quelli che bambini erano quando l’ho scritta e rappresentata per la prima volta”. (Gil)