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A Londra otto opere del Pistoletto “politico”

it@withub.it by it@withub.it
10 Marzo 2013
in Archivio speciali - Mostre
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A LONDRA IL PISTOLETTO “POLITICO”
Fino al 12 aprile la galleria Luxembourg & Dayan di Londra presenta la mostra “Pistoletto Politico”. Del celebre artista piemontese, che a giugno compirà 80 anni, vengono presentate otto opere prodotte tra il 1960 ed il 1970, in pieni anni di piombo, germinate sullo sfondo della violenza terroristica e delle tensioni sociali e della recessione economica di quegli anni. Del grande interprete dell’Arte Povera – che proprio nel 1968 ritirò una sua opera alla Biennale di Venezia in risposta alle proteste studentesche durante l’evento – vengono presentati, in particolare, “Mobili Capovolti” del 1976 che “simboleggia il desiderio di un rovesciamento dello status quo”, le “Gabbie” del 1967-1974, “Il Comizio” del 1965. La mostra è accompagnata da un catalogo che comprende entrambi testi storici del tempo, nonché un nuovo saggio di Robert Lumley, professore di storia culturale italiana presso l’University College di Londra, co-curatore con Francesco Manacorda della mostra “Marcello Levi, Ritratto di un collezionista: Dal Futurismo all’Arte Povera” presentato a Londra, alla Estorick Collection of Modern Italian Art, nel 2006. Una grande retrospettiva su Pistoletto sarà anche allestita a aprile al Louvre di Parigi.
(Big)

A MILANO OMAGGIO A GABER
Fino al 24 aprile si tiene alle Officine Creative Ansaldo di Milano, la mostra “Qualcuno era… Giorgio Gaber”, in collaborazione con il Comune di Milano, in occasione del decennale della scomparsa del musicista, presenta 42 pannelli che documentano la carriera di Gaber attraverso cinque elementi: fotografie, riproduzioni grafiche di copertine, locandine, manifesti, interviste, recensioni, testi di canzoni e monologhi. L’impostazione prevede un percorso cronologico dagli inizi della carriera artistica (siamo alla fine degli anni ‘50); al grande successo popolare discografico e televisivo degli anni ’60; alla svolta teatrale del trentennio successivo con oltre 15 produzioni teatrali di teatro canzone e di prosa; fino al clamoroso successo discografico degli ultimi due album in studio. Accompagna la mostra una selezione di filmati tratti dall’Archivio Rai-Teche e da quello della Fondazione Gaber, che documentano gli inizi della carriera dell’artista con le prime apparizioni televisive, fino alle immagini relative agli ultimi lavori discografici. Il progetto della mostra rientra nelle attività ufficiali della Fondazione Gaber ed è stato realizzato all’indomani della scomparsa dell’artista per dare la possibilità ai Comuni e ai teatri italiani di ricordare e approfondire la figura e l’opera di Giorgio Gaber. La sua prematura scomparsa, avvenuta l’1 gennaio 2003, ha lasciato indubbiamente un vuoto incolmabile, non solo nello spettacolo ma anche nel mondo della cultura. La sua popolarità – il suo pensiero – è oggi più che mai un punto di riferimento drammaticamente attuale, al quale si ispirano costantemente i più noti personaggi del mondo della cultura, dell’arte, della politica, dello spettacolo.
(red)

IL WAGNERISMO NELL’ARTE ITALIANA
Il wagnerismo fu un’autentica moda culturale, che, nelle sue varie espressioni (letterarie, musicali, pittoriche), godette di una diffusione vasta e penetrante. Nel campo delle arti visive, fu una delle manifestazioni più tipiche del gusto estetico a cavallo tra XIX e XX secolo, fra tardo-naturalismo, Simbolismo e Liberty. Personaggi e vicende dei drammi musicali di Wagner (valchirie, nibelunghi, fanciulle-fiore, Parsifal, Sigfridi, Tristani…) ricorrono ampiamente nei dipinti, nelle sculture, nei disegni, nelle stampe, nelle illustrazioni e nelle cartoline di quegli anni, in Italia come nel resto d’Europa. Un ruolo di protagonista assoluto, in questo ambito, spetta a Mariano Fortuny (1871-1949), autore di un Ciclo wagneriano comprendente 46 dipinti (tutti di proprietà del museo) e numerose incisioni, per la prima volta qui esposti integralmente. Il Museo Fortuny di Venezia è quindi la sede ideale per la mostra “Fortuny e Wagner” che, in occasione del bicentenario della nascita di Richard Wagner (Lipsia, 1813 – Venezia, 1883), indaga, fino all’8 aprile, l’influenza, a livello iconografico ed estetico, che il compositore tedesco e il fenomeno del “wagnerismo” esercitarono sulle arti visive in Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Un tema mai fatto oggetto di studi mirati né di eventi espositivi. A cura di Paolo Bolpagni, con l’allestimento di Daniela Ferretti, la mostra – che si realizza anche con la collaborazione dell’Associazione Richard Wagner di Venezia, Città di Lipsia, Klinger Forum, Richard Wagner Verband Leipzig – presenta oltre 150 opere tra dipinti, incisioni, disegni e sculture, più una sezione documentaria con libri, riviste, illustrazioni e cartoline.
(red)

LE FOTO CHE “TRACCIANO” IL ‘900
La Vanitas Gallery di Milano inaugura la sua prima mostra, dal titolo “Tracce del XX secolo”. L’esposizione fotografica, fino al 28 marzo, offre una straordinaria selezione di scatti – realizzati da grandi maestri del Novecento – che intendono abbozzare il profilo storico dell’ultimo quarantennio in chiave “pop”, tra momenti più leggeri, legati al mondo del cinema e del fashion, ed altri ben più intensi collegati ad eventi bellici o a mondi lontani dall’occidente. Si tratta di immagini che hanno fatto la storia della fotografia, sulle copertine di Life, Vanity Fair, National Geographic; volti di personaggi famosi e testimonianze storiche; scatti originali che associano grande qualità tecnica ad un forte sapore estetico e creativo. Ogni fotografia e autore raccontano storie intense ed emozionanti. Lo testimoniano gli scatti intitolati Passione di Christopher Thomas, che nel 2010 resta affascinato dalla rappresentazione della Passione di Cristo di Oberammergau – un piccolo paese della Baviera – , che l’artista immortala con il solo uso della macchina fotografica sorretta da un cavalletto, trasmettendo lo spirito dell’evento e cogliendo con maestria sguardi, volti, ombre, corpi colmi di spiritualità. La celebrazione di questa rappresentazione si tiene ogni dieci anni in prossimità della Settimana Santa dal 1633, anno in cui scoppio un’epidemia violenta di peste e da allora il rito si ripete poiché il paese per fermare la pestilenza fece voto di celebrare la sofferenza, morte e risurrezione di Gesù. Molto toccanti ed espressive sono le immagini di reportage sulla guerra in Vietnam di Jean-Claude Sauer. Di forte impatto sono i numerosi volti, ritratti da Stephen Vaughan di famosi registi mondiali e attori hollywoodiani come il celebre Joker o di celebri creativi del mondo della moda e della musica immortalati da Jean-Marie Périer di cui in mostra spiccano la foto di Bob Dylan, 1966 e di John Galliano, 1994. Interessante ricca di fascino è la fotografia di Che Guevara di Venacio Diaz Marquez, fotografo ufficiale di Castro, corredata dal libro “Guerra de guerrillas: un metodo” del 1964.
(red)

LE CITTA’ MECCANICHE DI HANS GLAUBER
Hans Glauber era un’artista? In Alto Adige – e non solo – era noto ai più per il suo impegno nelle questioni ecologiche. Ma Glauber, nato a San Candido nel 1933 e morto a Bolzano nel 2008, tra la metà degli anni Sessanta e la metà dei Settanta svolge anche un’intensa attività come fotografo ed espone le sue opere in numerose istituzioni di prestigio. Dal 1959 Glauber vive a Francoforte, dove lavora come esperto di economia statistica per l’Olivetti e frequenta le lezioni di Theodor W. Adorno e Max Horkheimer, riconoscendosi soprattutto nelle riflessioni estetiche e di critica sociale di Adorno. Fra il 1963 e il 1973 nascono circa 150 lavori fotografici con il titolo “Dalla città meccanica”. Sono immagini che rappresentano visioni urbane e architettoniche, affascinanti e minacciose al contempo, di una vita determinata dalla tecnica. Le opere di Glauber si possono interpretare come rappresentazione, nello spirito di Adorno e Horkheimer, di un mondo che si va facendo sempre più ostile all’uomo. E sono questi i lavori che il Museion di Bolzano e la galleria Prisma del Sudtiroler Kunstlerbund presentano sotto il titolo “Hans Glauber, Dalla città meccanica 1963-1973”. Con circa cinquanta lavori su carta tratti dalla propria collezione, Museion, fino all’11 novembre, offre una panoramica d’insieme sull’opera di Glauber mentre la Galleria Prisma espone fino al 30 marzo tredici opere fotografiche di grande formato provenienti anch’esse dalla collezione di Museion. I lavori di Glauber prendono le mosse da fotografie di elementi meccanici delle macchine da scrivere e calcolatrici come quelle prodotte dall’Olivetti. Glauber sottopone queste fotografie a un complesso processo di solarizzazione, riconversione e collage. La fotografia di Glauber, pertanto, non è una semplice riproduzione fotografica delle cose, bensì genera la visione nel momento stesso della sua costruzione. Nel corso degli anni Settanta la produzione artistica di Glauber si esaurisce ed egli si dedica all’insegnamento come docente incaricato all’Università di Hessen: un ruolo decisivo in tale contesto è quello del rapporto fra arte e utopia sociale. Mentre considera la propria arte come una critica distaccata all’esistente, a partire dagli anni Ottanta Glauber si confronta concretamente con le questioni ecologiche. Nel 1986 fonda assieme a Stefan Lausch l’ecoistituto di Bolzano, che organizzerà i cosiddetti Colloqui di Dobbiaco, seguiti in tutta Europa.
(red)

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