Papa Francesco, un Pontefice gesuita con un nome da Francescano. Una grande sorpresa per i fedeli ma soprattutto per gli appartenenti all’ordine dei francescani e a quello della Compagnia del Gesù. “È significativo che il nuovo Papa abbia deciso di chiamarsi Fracesco perché questo nome non fa parte della tradizione dei nomi dei Pontefici della storia. Chiamarsi Francesco diventa un programma di vita, soprattutto per un gesuita”, ha commentato frate Sidival, rettore della comunità francescana della chiesa di San Bonaventura al Palatino, una delle più antiche di Roma: “Credo che il Papa – ha proseguito l’uomo -, abbia scelto il nome di Francesco per pura devozione, dietro credo ci sia un modo di pensare sia alla Chiesa che alla evangelizzazione”. Frate Sidival è nato nello stato del Paranà in Brasile, ma non è solo per questo che è contento: “Può darsi che sia stato opportuno scegliere una persona che viene da mondo nuovo, che può portare una ventata nuova, un segno di apertura verso altre culture, che non siano solo quelle europee – ha aggiunto il Frate, in Italia dall’85 ma a Roma da cinque anni -. Mi ha fatto piacere che lui sia del Sudamerica, non solo perché sono brasiliano ma è importante che ci sia uno spostamento della visione della Chiesa, rispetto a quella europea che in un certo qual modo era un po’ fredda, un po’ distante rispetto all’Asia e al Sudamerica, dove ci sono più cristiani rispetto all’Europa”. La chiesa di San Bonaventura, dove abita questa comunità francescana composta da circa dieci persone, è stata fondata dal Cardinale Francesco Barberini nel 1675, sui resti di una antica cisterna romana. Affacciandosi da uno dei balconi del convento è possibile ammirare il Colosseo, i fori imperiali e i resti delle antiche domus imperiali del Palatino. Le chiese gesuite a Roma, quella del Gesù – a due passi da largo Argentina – e quella di Sant’Ignazio di Loyola – vicino via del Corso – sono altrettanto belle ma i gesuiti al loro interno sono un po’ più schivi. L’unico commento arriva perciò da una nota ufficiale di padre Adolfo Nicolás S.J., superiore generale della Compagnia del Gesù. “Tutti noi gesuiti accompagniamo con la preghiera questo nostro fratello e lo ringraziamo per la sua generosità nell’accettare la responsabilità di guidare la Chiesa in un momento cruciale – si legge nel comunicato -. Il nome Francesco, con il quale sarà chiamato d’ora in avanti, evoca il suo spirito evangelico della vicinanza ai poveri, la sua identificazione con la gente semplice e il suo impegno nel rinnovo della Chiesa. Dal primo momento in cui si è presentato davanti al popolo di Dio ha dato testimonianza in modo visibile della sua semplicità, umiltà, esperienza pastorale e profondità spirituale”. Il gesuita conclude sottolineando che “il carattere proprio della nostra Compagnia è dunque di essere un ordine religioso, apostolico, sacerdotale e unito al Romano Pontefice con uno specialissimo vincolo di amore e di servizio. Per questo – conclude -, condividiamo la gioia di tutta la Chiesa, mentre desideriamo rinnovare la nostra disponibilità per essere inviati alla vigna del Signore, in conformità con lo spirito del nostro voto speciale di obbedienza, che ci unisce al Santo Padre in maniera così specifica”. (15 mar – Naf)