Stupiscono per la precisione dei dettagli, tanto da essere studiate come documenti sull’arredamento e la quotidianità di vita in tempi ormai lontani. Sono le case di bambola, un genere nato nel 1600 in Europa settentrionale e diventato, nei secoli successivi, di moda in tutte le case dell’aristocrazia e della ricca borghesia. Dal 25 maggio al 3 novembre alla Rocca Borromeo di Angera (VA), all’interno di quello che è il più ricco ed importante Museo della Bambola e del Giocattoli attivo in Europa, si potranno ammirare pezzi di assoluta eccezione nella mostra “Case di Bambola”. Si tratta per lo più di esemplari rappresentativi dell’epoca d’oro del giocattolo industriale europeo, databili tra la seconda metà del 1800 e il primo quarto del Novecento: case, scuole, negozi, persino altari con paramenti sacri, per finire con la casa più famosa di tutte, quella di Hansel e Gretel fatta di marzapane, biscotti e delizie. Le case di bambola ebbero origine e diffusione presso le classi aristocratiche a partire dal XVII secolo, prevalentemente nell’Europa del nord e in nazioni come l’Olanda, la Germania e l’Inghilterra. Inizialmente progettate come veri e propri modelli di case reali in scala ridotta, abbandonarono la connotazione puramente architettonica per trasformarsi in giocattoli di lusso. Nell’Ottocento, con l’affermazione economica della nascente classe borghese, le case di bambola si diffusero ulteriormente come vero e proprio status-symbol, assunsero un aspetto più artigianale e meno artistico, perdendo spesso i caratteri di unicità antichi in favore di una certa serialità, facendosi anche più piccole e maneggevoli. (Fla – 26 mar)