(27 mar) – Nel corso dei prossimi dieci anni, il mondo si troverà ad affrontare la necessità di creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi per poter garantire una crescita sostenibile e preservare la coesione sociale. È quanto sostiene l’Ilo Global Employment Trends “Preventing a deeper jobs crisis”. Secondo il rapporto il 2012 ha registrato 4,2 milioni di disoccupati in più rispetto al 2011 per un totale di oltre 197,3 milioni e un tasso di disoccupazione pari al 5,9%. Inoltre, nei cinque anni dallo scoppio della crisi finanziaria globale il numero di disoccupati nel mondo è cresciuto di 28 milioni. A questi occorre aggiungere i 39 milioni di persone che hanno smesso di cercare un lavoro perché scoraggiate. Il deficit di impieghi della crisi sale quindi a 67 milioni. Nonostante una moderata ripresa della crescita della produzione prevista per il 2013-14, il tasso di disoccupazione dovrebbe ancora aumentare con una crescita del numero di disoccupati in tutto il mondo pari a 5,1 milioni nel 2013, per un totale di oltre 202 milioni cui si sommeranno altri 3 milioni nel 2014. Un quarto dell’aumento di disoccupati registrato nel 2012 dipende dalle cosiddette economie avanzate, il resto arriva dalle altre regioni e, in particolare, dall’Estremo oriente, dall’Asia meridionale e dall’Africa subsahariana. Nelle economie emergenti (Cina, India, Corea del Sud, Brasile, Messico, Turchia e Sudafrica) il mercato del lavoro ha, dunque, continuato a mostrarsi in espansione. Nonostante ciò la distanza tra le performance dei Paesi in via di sviluppo e quelli avanzati resta siderale. Un lavoratore del settore manifatturiero nelle Filippine guadagna circa 1,40 dollari per ogni ora lavorata, rispetto ai 5,50 in Brasile, 23,30 negli Stati Uniti e 35 in Danimarca.