(16 apr) Il nuovo modello per il trattamento del diabete di tipo 2 messo a punto dall’International diabetes federation (Idf), organizzazione con sede a Bruxelles, ricalca il modello italiano sviluppato due anni fa dall’Associazione medici diabetologi (Amd), per curare “su misura” i diversi profili di persona con diabete. La presentazione è avvenuta oggi in anteprima mondiale a Roma. Antonio Ceriello, vicepresidente dell’Amd, due anni fa mise a punto, insieme a un gruppo di colleghi italiani, un modello – definito tecnicamente “algoritmo terapeutico” – che, basandosi sulle caratteristiche di età, durata della malattia, fattori di rischio e complicanze aveva identificato diversi profili di malattia, da sottoporre a schemi di cura personalizzati. In Italia è già stato sperimentato, validato e trasformato in un software disponibile per tutti i medici sul sito Amd. Due anni dopo, l’algoritmo italiano ha ispirato e profondamente caratterizzato l’analogo strumento messo a punto dall’International diabetes federation, l’organizzazione internazionale che raccoglie le società scientifiche e le associazioni di volontariato attive nella lotta al diabete. Lo stesso Ceriello è stato il coordinatore del gruppo di lavoro internazionale appositamente costituito da Idf. Il gruppo di lavoro era composto da una ventina di esperti e includeva altri due italiani, già membri del gruppo di esperti dell’algoritmo Amd: Alberto De Micheli e Marco Gallo. Lo stesso Ceriello, in occasione della presentazione di oggi, ha segnalato l’interesse dell’Unione europea: “Partendo dall’esempio del diabete, riconosciuto come prototipo di malattia cronica, abbiamo proposto alla Ue, insieme ad altri esperti, di studiare simili modelli da applicare, ad esempio, alle malattie cardiovascolari o alla broncopneumopatia cronica ostruttiva”. (Red)