Washington – Mani invisibili che creano ricami preziosi e parrucche storiche, mani delicatissime che con pazienza certosina sanno cucire costumi da Oscar, come quelli di Marie Antoinette e del Casanova di Federico Fellini. Sono mani italiane, che da Cinecittà a Hollywood continuano a rendere internazionale la professionalità inimitabile del cinema italiano: a loro rende omaggio la mostra “Star Wigs. La mano italiana crea” – che si tiene da oggi al 6 maggio a Washington, nella hall e sulle balconate dell’ ambasciata italiana -, tra gli appuntamenti ufficiali promossi dal ministero degli Affari Esteri per l’ Anno della cultura italiana negli Usa. Dalle sartorie cineteatrali ai laboratori che creano i cosiddetti “effetti speciali”, per arrivare all’ arte della parrucca, indispensabile per raccontare il personaggio, così come lo richiede il copione e che permette all’ attore di calarsi pienamente nel ruolo. La mostra presenta una trentina di parrucche uscite dal celebre laboratorio artigianale Rocchetti&Rocchetti, fondato nel 1874: dalle caste roselline bianche che incorniciano lo chignon di Angelica per “Il Gattopardo” a quelle ammiccanti di Nicole Kidman e delle ballerine di Moulin Rouge, dalla lunga chioma biondo cenere di Anita Ekberg ne La Dolce Vita alle monumentali impalcature di ricci, piume, uccellini di Marie Antoinette, passando per il casco d’ oro di Cleopatra, sino a l’ ultima “Biancaneve” di Sanders con Charlize Theron nel ruolo della perfida regina. In esposizione anche una quindicina di abiti di scena come quelli di “Marie Antoinette” (che hanno fatto conquistare il terzo Oscar a Milena Canonero), la sottoveste di Sofia Loren in “Ieri, Oggi e Domani”, il rifacimento dell’ abito bianco da ballo creato da Piero Tosi e indossato da Claudia Cardinale ne “Il Gattopardo” (quello originale è andato distrutto) ed anche il frac indossato da Burt Lancaster nello stesso capolavoro di Luchino Visconti; quello del Casanova felliniano (Premio Oscar a Danilo Donati) e della Bambola meccanica, e costumi appartenenti agli anni della Dolce Vita. Ma anche la conturbante maglia d’ argento di Jane Fonda per “Barbarella” di Roger Vadim. (9colonne)