(2 mag) Le collaboratrici e i collaboratori familiari sono, in Italia, la categoria più numerosa tra i lavoratori immigrati. Essi costituiscono – secondo un’indagine curata da UniCredit Foundation – l’85% delle 893.351 persone dichiarate all’Inps al 31 dicembre 2011: la quota dei comunitari è del 35%, quella dei non comunitari del 50%, mentre la parte residua è di nazionalità italiana. Gli uomini sono un sesto del totale, più numerosi tra gli immigrati che tra gli italiani. Il provvedimento di emersione varato tra settembre e ottobre 2012, seguito a quello del 2009 (300mila domande di regolarizzazione), ha riguardato circa 100.000 domande per lavoro domestico. Da una parte sono state registrate nuove posizioni nell’archivio degli assicurati, dall’altra è stata cancellata una parte di quelle precedenti perché continua la tendenza a evadere i contributi previdenziali, specialmente in questa lunga fase di crisi. Si pensa, perciò, che il numero effettivo di questi lavoratori sia superiore, e in effetti dal Censis già qualche anno fa è stato stimato pari a oltre 1 milione e mezzo di addetti. Gli immigrati inseriti nel settore, che negli anni ’60 erano appena 10mila con prevalenza delle donne eritree, hanno conosciuto un continuo aumento a partire dagli anni ’70 con le filippine, le capoverdiane e le latinoamericane. Dagli anni ’90 è iniziato – e prosegue – il forte afflusso di immigrate dall’Est Europa. Le centinaia di migliaia di collaboratrici e collaboratori familiari svolgono i più svariati compiti, con una disponibilità polifunzionale: cura della casa, baby sitting, cura del giardino, spesa e rapporti esterni, in diversi casi la guida dell’automobile e soprattutto, sempre più spesso, l’assistenza a persone anziane o malate, riluttanti ad essere collocate presso istituti residenziali, tra l’altro diventati molto costosi. Secondo l’indagine di UniCredit Foundation, quasi l’80% degli immigrati impegnati in lavori domestici riesce a risparmiare fino a 250 euro al mese, il 73% ha figli, per lo più rimasti nei paesi d’origine, e il 77% pensa al rimpatrio, da effettuare a lungo o breve termine.