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“Lo sguardo di Michelangelo” Ferrara omaggia Antonioni

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3 Maggio 2013
in Archivio speciali - Mostre
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FERRARA OMAGGIA ANTONIONI

Martin Scorsese lo ha definito “un poeta del nostro mondo che cambia”. A celebrare Michelangelo Antonioni (1912-2007), uno dei padri della modernità cinematografica, è una grande mostra, a cura di Dominique Païni – già direttore della Cinémathèque Française -, “Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti”, fino al 9 giugno a Palazzo dei Diamanti di Ferrara,  che ripercorre la parabola creativa del maestro ferrarese accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia. La sua straordinaria carriera viene raccontata a partire dal prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro del regista di proprietà del Comune di Ferrara: i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena, tra le quali spiccano quelle di Sergio Strizzi e Bruce Davidson; la biblioteca, la discoteca, gli oggetti personali e professionali che parlano delle passioni di Antonioni; l’epistolario, infine, intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Federico Fellini, da Andrei Tarkovsky a Giorgio Morandi.  (red)

RICOMPOSTO IL POLITTICO DEGLI ZAVATTARI

Al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo ricomposto il Polittico degli Zavattari, l’antica famiglia di artisti milanesi attiva tra Trecento e Cinquecento, cui si deve la decorazione ad affresco della Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza del 1444. Il polittico, entrato nel Museo romano nel 1928 a seguito di una donazione, si componeva di cinque pannelli; gli altri due, individuati in una collezione privata da Roberto Longhi nel 1957, furono acquistati dal ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2000 e assegnati al Museo di Castel Sant’Angelo. Oggi viene presentata al pubblico l’opera nella composizione completa e dopo il restauro delle due tavole di recente acquisizione e una revisione generale dell’intero polittico. Il dipinto rappresenta un’importantissima testimonianza della pittura lombarda su tavola di metà Quattrocento, per le grandi dimensioni e per la preziosità della tecnica esecutiva. Il polittico è esposto nella Cagliostra che, con l’occasione, è di nuovo fruibile al grande pubblico. L’ambiente cinquecentesco, interamente affrescato con grottesche da Luzio Romano e Perin del Vaga, deve la sua fama al suo inquilino più celebre, il Conte di Cagliostro, che vi fu detenuto per sedici mesi nel 1789 con le accuse di eresia, massoneria e stregoneria. (red)

A ROMA “L’AUDACE BONELLI”

Sono anni di ferventi celebrazioni per il mondo del fumetto, nel mondo ed in Italia. Ed il fumetto italiano ha spesso un cognome ricorrente, Bonelli: Gianluigi, in primis, di cui si è appena celebrato il centesimo anniversario della nascita e di cui si sono celebrati, nel 2011, i 70 anni dall’acquisto delle edizioni Audace, che si trasformeranno nella attuale casa editrice più importante d’Italia, sotto la guida, nel dopoguerra, della moglie Tea. Dopo le tappe di Napoli, Salerno, Lucca, Brindisi e Trieste e Napoli fino al 9 giugno si tiene a Roma, a Palazzo Incontro, la mostra “L’Audace Bonelli. L’avventura del Fumetto italiano”, con una veste completamente rinnovata e arricchita che offre un quadro completo e aggiornato sulla produzione storica e attuale della casa editrice di fumetti per eccellenza. L’esposizione ospita, oltre agli ultimi personaggi sfornati dalla Sergio Bonelli Editore, anche una retrospettiva completa su Alfredo Castelli, sceneggiatore di punta e inventore dello storico personaggio di Martin Mystère. Ma non mancano anche Tex, Dylan Dog, Magico Vento, Julia, Dampyr, Nathan Never, oltre che i primi eroi come il Comandante Mark, Piccolo Ranger, Zagor, fino agli ultimissimi Saguaro, Dragonero e Gli Orfani.   (red)

GLI ACQUARELLI DI HERMAN HESSE

In mostra fino al 2 giugno alla Torre delle Arti di Bellagio 35 acquarelli facenti parte dell’eredità che Hermann Hesse lasciò al figlio Heiner, passate poi alla figlia Eva Hesse. La mostra ha tra i suoi presupposti quello dell’amore che il Premo Nobel aveva sempre manifestato per l’Italia ed in particolare per il lago di Como, come documentato da una sua poesia dedicata a questo lago e dal racconto della stessa nipote. Nel  1917 Hesse si sottopone ad una novantina di sedute con un allievo di Carl Gustav Yung, nell’intento di riprendersi da una brutta situazione depressiva. La conoscenza delle teorie di Yung, che aveva elaborato una propria visione dell’inconscio autonoma da quella di Freud, influenza tanto il genere letterario quanto la pittura di Hesse, il quale la intende come un mezzo terapeutico. Nel 1919 si trasferisce a Montagnola, sul lago di Lugano e qui si dedica in modo particolare all’attività pittorica. E’ attratto in maniera forte anche dagli ambienti circostanti ai laghi, non ultimo quello di Como. Per Hesse l’arte è il compimento della soddisfazione interiore, un ritorno a qualcosa di tangibile, legato ad un’intuizione, ma unico per ogni individuo. In  una lettera del 1924 a Georg Reinhart scrisse: “Non sarei giunto così lontano come scrittore senza la pittura”. I 35 acquarelli della mostra appartengono alla produzione ultima, quando ammalato di leucemia gli era sempre più difficile affrontare le lunghe camminate che lo portavano a dipingere dal vero, quindi opere di formato più piccolo e di più intensa riflessione. In mostra anche alcune curiosità come per esempio uno dei suoi bastoni da passeggio, gli occhiali, un servizio da the, un samovar che lo scrittore aveva acquistato in Turchia poi arrivato ad Eva Hesse e da lei donato all’amico Maurizio Lipparini che l’aveva aiutata nella gestione di un Centro Studi sul nonno durante il soggiorno di lei in Toscana, a Massa Marittima. Hesse aveva l’abitudine di illustrare le sue lettere agli amici con piccoli dipinti, quasi fossero miniature. Molti acquarelli e disegni furono oggetto di regalo ad amici e corrispondenti. In tutta la sua vita dipinse moltissimi acquarelli, oggi distribuiti in importanti collezioni e musei, basti pensare che alcuni ne hanno grosse raccolte, una delle più numerose è quella della Cassa di Risparmio di Calw, in Svezia.  (red)

LE NUOVE CHIESE CATTOLICHE

Ventuno architetti italiani, 21 progetti, tre vincitori per costruire a Ferrara, Olbia e Mormanno (Cosenza) tre nuove chiese cattoliche. E’ “21 per XXI” una mostra nata dalla collaborazione tra il Servizio Nazionale per l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana e il MAXXI Architettura di Roma – dove si tiene fino  al 2 giugno – basata sull’interesse condiviso delle due istituzioni per la diffusione e la promozione della cultura architettonica contemporanea. Da 15 anni la Cei propone concorsi per la realizzazione di progetti architettonici, nell’ambito di una più ampia operazione culturale che promuova la qualità dell’architettura sacra. E “21 per XXI” propone un viaggio attraverso i 21 progetti della sesta edizione del concorso proposti per Nord Italia, Centro e Sud, attraverso video, foto, disegni e i tre modelli degli architetti vincitori: Benedetta Tagliabue, Francesca Leto e Mario Cucinella. Benedetta Tagliabue vincitrice per la sezione Nord Italia ha proposto per la Parrocchia di S. Giacomo apostolo a Ferrara un edificio dalla architettura leggera e organica che si distingue e dialoga con la solida e compatta matericità dell’edilizia storica ferrarese. Francesca Leto, vincitrice per la sezione Centro Italia, per la Parrocchia di S. Ignazio da Laconi di Olbia ha progettato un edificio che si staglia in altezza col suo volume perfettamente delineato, bianco, privo d’interruzioni tra la copertura e le pareti. Mario Cucinella, vincitore per la sezione del Sud Italia, ha disegnato per la Chiesa di S. Maria Goretti di Mormanno un elemento solitario, unico e irripetibile, in cui il portale di ingresso e la croce diventano elementi essenziali ispirati alle curve dell’architettura barocca.   (red)

 

 

A FIRENZE LA STORIA DELLA SISMOLOGIA  

Un sismoscopio a mercurio del 1784, un tromometro a prisma del 1875, un microsismografo a doppio pendolo del 1894. Un razzo antigrandine della seconda metà del XX secolo, uno psicrometro a fionda di inizio ‘900 e un solarimetro registratore del 1924. E ancora: un piccolo aereo meteorologico e una sala sismica. Sono alcuni dei pezzi in mostra a Firenze in occasione di “Dal cielo alla terra”, esposizione che fino al 31 maggio, alla Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, racconta la storia della sismologia e della meteorologia in Italia e soprattutto in Toscana dall’Ottocento a oggi. Una raccolta unica a livello internazionale, realizzata grazie al contributo di molti enti di ricerca nazionali e internazionali – uno fra tutti l’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – che ci aiuta a capire come e se è possibile tenere sotto osservazione i fenomeni sismici e le implicazioni del meteo sulla nostra quotidianità. L’esposizione parte dai primi passi pionieristici della storia della sismologia e della meteorologia e arriva fino ai giorni nostri, ora che gli aggiornamenti meteo sono calcolati al minuto e le scosse sismiche registrate in tutto il mondo si leggono su Twitter. (red)

 

ARTISTA UMBRA RIEVOCA DRAMMA NAVE “USS INDIANAPOLIS”

L’artista umbra Simona Frillici presenta fino al 31 maggio alla SpaceCamp Gallery di Indianapolis la sua mostra “July 30, 1945”  il cui nucleo centrale è un’installazione site specific che trae ispirazione dalla storia della nave “USS Indianapolis” affondata dai giapponesi nel mare delle Filippine il 30 luglio 1945. La 47enne artista perugina crea un punto di contatto nel nome Indianapolis, tra la città e l’omonima nave. Dal nome parte il percorso da lei creato e ambientato nelle acque di un immaginario (quanto metaforico) oceano, in cui si intrecciano la storia dei marinai superstiti, gli squali che li attaccano, e la stessa SpaceCamp Gallery assume le sembianze di un grande pesce (l’artista ravvisa nella forma perimetrale della galleria la forma di un pesce), che vaga nel grande mare e ingurgita ciò che trova: oggetti, immagini e storie. (PO / red)

 

 

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