Amato e discusso, icona del potere e simbolo della Democrazia Cristiana, uomo della “Prima Repubblica” e protagonista – senza dubbio – della vita politica italiana dal dopoguerra ad oggi: Giulio Andreotti muore e porta con sé una pagina di storia del nostro Paese. Un Paese che ha saputo “dipingerlo” con ironia e sarcasmo, un Paese che l’ha cantato e “ripreso”. Sicuramente non lo ha mai trascurato. E se sono lontani gli anni del Bagaglino, in cui Oreste Lionello – uno dei più celebri imitatori di Andreotti – proponeva un’imitazione del politico accompagnata da una pungente e mai banale satira (impossibile dimenticare la puntata in cui il “vero” Andreotti presente in studio, salì sul palco e si confrontò con Lionello, dando vita ad un singolare siparietto nella storia della tv) un Andreotti a noi più vicino è quello raccontato da Paolo Sorrentino nel film del 2008 “Il Divo”. Presentato in concorso al Festival di Cannes, si è aggiudicato il premio della giuria ed ha ricevuto diversi riconoscimenti italiani ed internazionali, ottenendo anche una nomination ai premi Oscar 2010 nella categoria miglior trucco. Nella pellicola di Sorrentino, a vestire i panni del politico è Toni Servillo mentre sul piccolo schermo sono stati tanti gli attori e i comici che lo hanno rivisitato: da Alighiero Noschese al Trio (Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi), da Enrico Montesano a Gigi Sabani senza dimenticare l’imitazione “più giovane” del politico: quella di Morgana, la bambina riccioluta che negli anni ’90 – sempre sul palco del Bagaglino – imitava Andreotti riscuotendo sorrisi e appalusi. Morgana aveva solo sei anni. “Chi ha sbagliato manovra? Andreotti Chi c’è dietro la piovra? Andreotti Siamo tutti pieni di pregiudizi convinti di pulir l’Italia da tutti i vizi. Giulio ti salverò”. Canta, invece, Francesco Baccini nella sua “Gulio Andreotti” mentre Fabrizio Moro in “Io so tutto” – brano che fa parte del suo ultimo disco, “L’Inizio” – fa dire al “suo” Giulio: “Io so tutto sui giorni di Moro, potrei dirvi del botto di Ustica fare chiarezza sulle storie di plastica. Ho le risposte che viaggiano piano dietro l’asse Palermo Milano io so tutto sui troppi segreti dietro gli angoli del Vaticano”. Certo è che cinema, canzone e cultura popolare hanno guardato sempre con attenzione Andreotti che è apparso anche in un film – “Il tassinaro” con Alberto Sordi – dove il politico si ritrova a interpretare se stesso e a parlare di lavoro, disoccupazione e università con lo stesso Sordi-tassinaro. Infine una battuta in un film di Totò – “Gli onorevoli”, del 1963 – sintetizza bene l’aria dell’epoca: “Non c’è rosa senza spine, non c’è governo senza Andreotti”. (Gil – 6 mag)