(13 mag) Le camicie italiane piacciono alla Cina e ora AndCamicie ripercorre l’antica via della Seta per un nuovo piano di sviluppo retail che prevede l’apertura di 20 punti vendita entro il 2015 e la rilocalizzazione della produzione in Italia. A novembre l’azienda veneziana aveva aderito a un test promosso dal colosso cinese Wahaha Group che ha deciso di edificare 20 nuovi centri commerciali a marchio Waow Plaza nelle principali città cinesi. Il centro commerciale pilota aperto ad Hangzou, circa 300 chilometri da Shangai, aveva lo scopo di testare il favore del pubblico ai brand europei per proporli come fanchising per le successive aperture. AndCamicie ha riscosso i favori del grande pubblico e degli imprenditori che hanno deciso di cimentarsi nella gestione di un monomarca AndCamicie e l’esito positivo del test di Hangzou ha portato all’accordo commerciale che vede il marchio italiano nella lista delle prossime aperture in Cina sotto l’egida del magnate Zong Qinghou. Il prossimo Waow Plaza ad aprire sarà a ottobre quello di Zhuzhou e di seguito gli altri tre previsti per il 2013. I punti vendita rispetteranno i visual che AndCamicie utilizza per il retail italiano ed europeo: avranno una metratura media di 50mq e proporranno sia donna, sia uomo: si prevede che quest’ultimo possa avere un giro d’affari maggiore in quanto tutti i 20 Waow Plaza sorgeranno a ridosso delle zone finanziarie e amministrative delle città selezionate. Gli accordi prevedono la rilocalizzazione della produzione in Italia per tutta la merce che verrà immessa nel mercato cinese, clausola che comporterà un nuovo indotto e nuova linfa vitale al comparto italiano del tessile manifatturiero. “Dopo aver passato una vita a comprare i tessuti più pregiati in Cina per trasformarli in camicie – afferma il patron AndCamicie Paolo Pistellato – oggi finalmente ritorniamo in Cina, ma con un ruolo diverso: quello di leader del proprio settore. Questo accordo dà nuova aria a un comparto, quello dell’abbigliamento di fascia media, che più di tutti sta subendo le ripercussioni di una situazione di incertezza economica”. (Gim/Cle)