(24 mag ) La speranza di una bambina di 3 anni e mezzo affetta da paralisi cerebrale fin dalla nascita è affidata alle cellule staminali del suo cordone ombelicale. È lei la prima italiana sottoposta a trapianto con cellule cordonali autologhe. L’intervento è stato effettuato al Medical Center della Duke University (Durham, North Carolina) all’interno del protocollo scientifico coordinato dalla pediatra Joanne Kurtzberg. La piccola è stata selezionata a livello mondiale tra i 4.700 bimbi affetti da paralisi cerebrale i cui genitori, scegliendo di conservare privatamente le cellule staminali del cordone ombelicale, hanno voluto dare ai figli un importante patrimonio cellulare. “Si tratta del primo caso in Italia – afferma Irene Martini, direttore scientifico di SmartBank – la prima banca italiana ad aver dato la possibilità ai genitori di conservare privatamente le cellule staminali del cordone ombelicale – cui la famiglia della piccola si è affidata per la conservazione delle cellule cordonali della figlia -. È il primo caso di trapianto con staminali cordonali autologhe che vede interessato un italiano. Contrariamente a quanti sostengono l’inutilità di avere a disposizione le proprie staminali cordonali, conservare privatamente le cellule del cordone ombelicale si rivela una grande opportunità”. Continua Irene Martini, unica rappresentante italiana ammessa al Board della Fondazione Parent’s Guide to Cord Blood, punto di riferimento internazionale sia per la donazione pubblica che per la conservazione privata: “I ricercatori coordinati da Kurtzberg hanno messo a punto una terapia che permette di correggere in modo innovativo le alterazioni strutturali e biochimiche di questa patologia invalidante. Le cellule cordonali autologhe possono agire in modo multiplo: ridurre l’aspetto infiammatorio e rilasciare fattori di crescita che hanno un’attività rigenerativa, prevedendo così un recupero motorio e cognitivo”. I parametri della piccola rientravano nei parametri previsti dal protocollo scientifico. Anche le staminali cordonali raccolte tre anni e mezzo fa e conservate attraverso SmartBank nei laboratori dell’Università di Plymouth sono risultate idonee all’utilizzo, ovvero rispettose di tutte le rigorose caratteristiche di qualità richieste. Così la bambina è stata ammessa al trial clinico, rientrando in un campione di 60 bambini di età compresa da 1 a 6 anni, selezionati a livello mondiale. (Red)