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Bologna rende omaggio
a Giacomo Manzù

it@withub.it by it@withub.it
9 Giugno 2013
in Archivio speciali - Mostre
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A BOLOGNA OMAGGIO A GIACOMO MANZU’
Nell’ambito delle manifestazioni per la ricorrenza del 50.mo anniversario di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (ottobre 1962) la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro di Bologna, vuole ricordare questo momento storico, artistico e spirituale con un’esposizione dedicata al grande scultore Giacomo Manzù, in considerazione anche del rapporto intercorso tra l’artista e il cardinale Giacomo Lercaro, uno dei quattro moderatori del Vaticano II. La mostra – fino al 7 luglio – comprende una cinquantina di opere realizzate tra il 1929 e il 1988, molte delle quali – sculture, disegni, incisioni e pitture – provengono dalla Raccolta Manzù di Ardea collegata alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. Altre, dalle collezioni della Fondazione Manzù di Ardea e della Raccolta Lercaro di Bologna. Esposte anche fotografie dell’epoca e parte di una corrispondenza epistolare intercorsa tra Manzù e alcuni significativi protagonisti del periodo, in particolare il cardinale Giacomo Lercaro. Un particolare riferimento è riservato al periodo compreso tra la vincita del primo concorso per le porte della basilica di San Pietro in Vaticano sul tema Il Trionfo della Chiesa (1947-48), le successive elaborazioni, specchio di una vicenda complessa segnata da tribolazioni interiori (1949-60), e l’approdo alla realizzazione dell’opera universalmente conosciuta, la Porta della Morte (1961-64). (red)

A TORINO I CAPOLAVORI DI LORENZO LOTTO
Dopo la recente rassegna al Museo Puskin di Mosca, approda alla Venaria Reale, a Torino, la preziosa mostra dedicata a Lorenzo Lotto, uno dei più grandi e intensi interpreti del Rinascimento, arricchita da una decina di nuove opere provenienti da chiese e musei italiani. E’ inoltre aggiunto l’affresco trasportato su tela, raffigurante San Vincenzo Ferrer in gloria (proveniente dalla chiesa di San Domenico di Recanati), restaurato per l’occasione. Una mostra di grande raffinatezza e rigore che, sotto il titolo “Lorenzo Lotto nelle Marche”, fino al 7 luglio, ripercorre la produzione marchigiana del maestro del Rinascimento con una ventina di opere di seducente bellezza per un omaggio all’artista più vicino alla sensibilità e alle inquietudini contemporanee. Le opere di Lotto per le Marche segnano, infatti, uno dei momenti più importanti della sua poetica e del Cinquecento italiano. Pittura di devozione, di destinazione sia pubblica sia privata, ritratti e allegorie di carattere profano per rappresentare lo straordinario ed eccentrico percorso biografico e stilistico del grande artista. (red)

L’EUROPA IN 300 FIGURINE
Mele rosse, specchi parlanti, stivali che camminano da soli, ranocchi pronti a trasformarsi con un bacio, indomiti cavalieri, bambini coraggiosi e bellissime principesse: con oltre trecento illustrazioni d’epoca tra figurine, cartoline e giornalini per ragazzi, la ricchissima tradizione delle fiabe europee è la protagonista della nuova mostra del Museo della figurina di Modena. L’esposizione, dal titolo “Cammina cammina… Fiabe d’Europa in figurina”, fino al 14 luglio, curata dall’associazione Hamelin, fa parte del progetto culturale “Il ratto d’Europa” promosso da Emilia Romagna Teatro ed è prodotta grazie al contributo della Fondazione cassa di risparmio di Modena. Per ogni tema sono esposte figurine come le classiche “Liebig” e le più grandi “Bon Marché”, album come quelli realizzati dalla ditta di cioccolato “Stollwerck”, pop-up e altri materiali, fino agli spezzoni di celebri film influenzati dalla tradizione fiabesca, come “Psycho” o “Matrix”. Della mostra fanno parte anche le installazioni degli studenti dell’Istituto d’arte Venturi e “L’angolo del cantastorie”, uno spazio per sedersi e narrare, lasciandosi ispirare da trentasei libretti che raccolgono fiabe più o meno note: da “Pelle d’Asino” a “La fata Berliquette” e “Il nano giallo”. Ogni sabato dalle 16 in poi (tranne il 30 marzo e il 27 aprile) un cantastorie leggerà dai libretti aiutandosi con oggetti e marionette, in una performance aperta a grandi e bambini dai quattro anni. (red)

A MILANO OMAGGIO A LIZ TAYLOR
Con la mostra “Impareggiabile Liz”, allestita per celebrare il 50.mo anniversario del colossal Cleopatra (1963), a due anni dalla scomparsa di Liz Taylor, inaugura Fermo Immagine-Museo del Manifesto Cinematografico di Milano, nuovo spazio espositivo privato situato nella storica via Gluck cantata da Celentano. Forte di un archivio che conta 50.000 pezzi tra manifesti, locandine, fotobuste e molto altro, tra inediti ed originali, la mostra, allestita fino al 30 giugno, è dedicata ad una delle attrici più mitiche di tutti i tempi: Liz Taylor, entrata nel Parnaso cinematografico per la straordinaria bellezza, la sregolatezza della vita privata, i compensi vertiginosi, l’incontenibile passione per i costosissimi gioielli ed il divismo spinto all’eccesso. Più di cinquanta manifesti originali, memorabilia, video, gadget, riviste d’epoca, riproduzioni di abiti e gioielli e testimonianze ne raccontano la carriera e la figura personale, da Torna a casa Lassie (1943) a I Flinstones (1994), passando ovviamente per capolavori come Il padre della sposa (1950), La gatta sul tetto che scotta (1958), Il gigante (1956), Cleopatra (1963), Venere in visone (1960), Chi ha paura di Virginia Woolf (1966), La bisbetica domata (1967) e molti altri. Grazie alla collaborazione di Marina Castelnuovo, da 20 anni sosia ufficiale della Taylor e madrina dell’inaugurazione del museo, sono esposte anche 4 copie di abiti indossati da Liz realizzate dalla Sartoria Pia Rame di Milano, nonché copie dei suoi famosi gioielli realizzati da De Liguoro Bijoux di Milano. Grazie al prestito del collezionista Sergio Salemi è inoltre esposta la replica perfetta del favoloso diamante da 68 carati che Richard Burton regalò alla moglie nel 1969 e che ancora oggi porta il doppio nome Taylor-Burton. (red)

NEL MACERATESE UN TESORO ARCHEOLOGICO “VOLANTE”
Fino al 30 giugno a Serrapetrona, nel Maceratese, la mostra “La conquista del Cielo” racconta l’evoluzione della vita seguendo il tema del volo. Presentati circa 70 reperti tra paleontologici, archeologici e numismatici riferibili ad un arco cronologico che va dalla Preistoria all’età romana e che provengono dal sequestro di una collezione privata detenuta illegalmente a Serrapetrona nel 2006. In mostra anche lo scheletro di un dinosauro, più precisamente di un Prosaurolophus, risalente al Cretaceo Superiore (circa 75 milioni di anni fa). I fossili in esposizione coprono un intervallo di circa 100 milioni di anni: insetti provenienti soprattutto dal Brasile; pterosauri (rettili volanti) da Sud America e Germania; un esemplare dei primi uccelli basali (fondamentali per la discussa teoria sull’evoluzione degli uccelli dai dinosauri) e un piccolo fossile di pipistrello. La sezione archeologica raccoglie alcuni splendidi esemplari di vasi e altri manufatti per la gran parte di produzione magno-greca ed etrusca, magnificamente decorati da esseri alati, creature favolose protagoniste di innumerevoli miti e leggende sorti attorno a quella che nell’antichità era l’utopia del volo. Tra i pezzi più pregiati, si può citare una oinochoe (brocca usata per versare il vino) risalente al IV secolo a.C decorata con due Erinni, nella mitologia greca dee della vendetta, o forse Eumenidi nella loro benevola accezione; la tecnica della doratura, diffusamente impiegata nella realizzazione di questo esemplare, ne fa un cimelio straordinario. (red)

A BOLOGNA I COSTUMI DI FLOROS DEDICATI A MARIA CALLAS
Anteprima assoluta in Italia per l’artista Nikos Floros scelto dal Teatro Comunale di Bologna per celebrare l’anniversario dei 250 anni. Fino al 2 luglio al Comunale e al Grand Hotel Majestic aranno in mostra 10 costumi-sculture dedicati a Maria Callas. “Omaggio alla Callas”, questo il titolo del percorso espositivo che unisce due eccellenze cittadine nel segno della musica, della moda e dell’arte contemporanea. Gli abiti scultura realizzati a partire dal 2008 per la Fondazione Maria Callas di Atene – già esposti a Vienna, Rodi, Washington – sono creati dall’artista con materiali di recupero in circa due anni di lavoro per ogni modello. Il recycling si unisce a una certosina attività artigianale per cui Floros rielabora lattine e cannucce, sminuzzate, tagliate, ricomposte e intrecciate come fossero veri e propri tessuti. Il risultato sono opere che mixano moda, arte contemporaneo e mito, diventano simboli tangibili delle atmosfere e dell’universo della musica lirica, personificate al meglio dalla “divina” Maria Callas. Icone di un mondo che a Bologna, da oltre due secoli, va in scena al Teatro Comunale e “si riposa” nelle stanze del Majestic. E proprio Maria Callas, negli anni Cinquanta, fu una delle più celebri ospiti del 5 stelle Lusso di via Indipendenza, dove non a caso si possoo ammirare tre delle 10 opere firmate da Floros. Nella hall, la riproduzione dell’abito indossato per la prima esibizione alla Scala di Milano; all’ingresso del ristorante l’opera ispirata all’Armida rossiniana e presso il Café Majestic, il Jacket Princess di Anastasia Romanov. Le altre sette sono allestite nel foyer e nella Sala Rossini del Teatro Comunale. (red)

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