Vive nelle questure, nei ministeri con e senza portafoglio, nelle segreterie delle scuole e in ogni ufficio pubblico. Si annida tra le righe di verbali, circolari e atti amministrativi di varia natura. È il “burocratese”, un linguaggio non riconosciuto ufficialmente ma conosciutissimo – e temutissimo – da chiunque abbia avuto a che fare con un documento redatto da funzionari pubblici. Il vocabolario della lingua italiana Zingarelli contiene più di 144mila voci e si aggiorna ogni anno. Nonostante questo il burocratese insiste con l’uso di parole antiquate, a volte inadeguate, che rendono un testo illeggibile. Ma un atto pubblico non dovrebbe essere, per la sua funzione, chiaro e comprensibile a tutti? Perché si scrive “elasso tale termine” invece di un più immediato “trascorso…”? Perché “introitare” invece di “incassare”? Non è più semplice “rifiutare” che un pesante “opporre un diniego”? Contro i latinismi, i bizantinismi ridondanti e inutili della pubblica amministrazione, Dizionari Più – spazio di cultura linguistica delle Redazioni Lessicografiche Zanichelli – propone l’Antiburocratese, Dizionario del parlar chiaro: la nuova rubrica dell’Osservatorio di Lingua Italiana Zanichelli, diretto dal linguista Massimo Arcangeli. Analizza esempi di italiano burocratico proponendone una riscrittura chiara, comprensibile, elegante. Perché parlar chiaro è un dovere morale. (red – 21 giu)