(24 giu) In Italia gli immobili di proprietà sono soggetti a imposte sul reddito (Irpef, Ires e IRAP) o sul valore (Imu dal 2012). La tassazione è incentrata sulla rendita catastale (che mira a cogliere il reddito medio ordinario conseguibile dalle unità immobiliari); per gli immobili locati è generalmente soggetto a tassazione il reddito effettivo, con un minimo rappresentato dalla rendita catastale. L’analisi del gettito delle imposte sugli immobili mostra, secondo le stime della Banca d’Italia, come l’introduzione dell’Imu nel 2012 abbia portato il prelievo italiano complessivo sulla proprietà e sugli occupanti su un livello in linea con quelli registrati nei principali paesi dell’Unione europea. Resta decisamente inferiore nel nostro paese il peso del prelievo sulle successioni e donazioni. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2011 le imposte sulla proprietà (immobiliare e non) sono state pari negli altri paesi della Ue al 2,1 per cento del prodotto (media ponderata sulla base del PIL); le imposte ricorrenti sulla proprietà immobiliare sono state pari all’1,4 per cento del PIL contro lo 0,7 dell’Italia; nel 2012, considerando il gettito dell’Imu, tale ultimo valore si attesterebbe intorno all’1,5 per cento. Nei paesi della Ue la tassazione degli immobili riveste un ruolo di rilievo per i governi locali, in particolare attraverso imposte ricorrenti; queste ultime sono presenti in 26 dei 27 Stati membri e sono prelevate anche sull’abitazione principale. La reintroduzione dell’imposta su questo cespite ha quindi allineato il sistema fiscale italiano a quello degli altri paesi europei. In un confronto limitato ai principali paesi europei emerge come in Italia l’incidenza delle imposte immobiliari sul totale delle entrate tributarie delle Amministrazioni locali si collochi, anche tenendo conto dell’introduzione dell’Imu, su valori relativamente bassi.