(28 giu) Nei primi quattro mesi di quest’anno il calo dei prestiti bancari alle imprese ha sfiorato il 4 per cento su base annua; sono diminuiti anche i prestiti alle famiglie, pur se in misura minore. Dall’autunno si è interrotta la discesa del costo del credito; i tassi attivi rimangono superiori a quelli medi dell’area. Le difficoltà sono accentuate per le aziende piccole e medie. Il principale ostacolo all’offerta di prestiti – ha detto il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta – è il peggioramento del rischio di credito provocato dal prolungarsi della recessione. Nel primo trimestre del 2013 il tasso annuo d’ingresso in sofferenza è salito al 2,8 per cento per il complesso del credito e al 4,5 per i prestiti alle imprese. In base agli indicatori prospettici, il flusso di sofferenze rimarrebbe elevato nella restante parte dell’anno. Le tensioni sul mercato del credito pongono nuovamente l’accento sulla principale debolezza del sistema finanziario italiano: l’eccessiva dipendenza delle imprese dal credito bancario e l’insufficiente raccolta diretta di fondi sui mercati. La borsa azionaria è poco sviluppata anche rispetto ad altri sistemi incentrati sul ruolo delle banche. In altri paesi il ricorso alle obbligazioni consente di controbilanciare la carenza di credito. In Italia questa possibilità è limitata a poche grandi imprese: dei 35 miliardi emessi nel 2012 sui mercati internazionali o mediante collocamenti privati, solo 320 milioni fanno capo ad aziende piccole e medie.