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EMIGRAZIONE: ELETTI ESTERO E COMITATO RIFORME, SI’ A DIALOGO

it@withub.it by it@withub.it
11 Luglio 2013
in News dal mondo HP, Protagonisti
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 Qualche luce in più, da questa mattina, sulla partecipazione degli eletti all’estero alle riforme costituzionali che occuperanno i prossimi 18 mesi. Il governo ha espresso infatti parere favorevole a un ordine del giorno presentato da Aldo Di Biagio, senatore eletto nella Circoscrizione Estera con Scelta Civica che impegna il Governo “a valutare l’opportunità di consentire, nei limiti delle proprie competenze e responsabilità, un confronto con i rappresentanti della Circoscrizione estero, eventualmente attraverso il coinvolgimento del Comitato per le questioni degli italiani nel mondo istituito presso il Senato della Repubblica, segnatamente per quanto riguarda il procedimento legislativo relativo alla riforma della legge elettorale”. Una soluzione di compromesso, che giunge dalla mediazione tra la richiesta iniziale di inserire nel Comitato dei 42 un membro eletto all’estero e passa per la riformulazione del testo iniziale dell’odg, che prevedeva il coinvolgimento diretto del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, che era stata bocciata dalle opposizioni. Contrari si erano detti il leghista Roberto Calderoli (“Mi spiace tanto, ma con buona pace anche dei senatori e deputati eletti all’estero, la riforma elettorale così come quella costituzionale la fa il Parlamento e non i Comitati, né dei saggi né degli eletti all’estero”), Movimento 5 Stelle (“è una novità il trattamento speciale per gli eletti all’estero – ha detto Luis Orellana – mentre è ben diverso, come nella precedente formulazione dell’emendamento, farlo seguire alla tutela delle minoranze linguistiche, che sappiamo rispondere ad un obbligo che lo Stato italiano ha assunto e mantiene, giustamente, per coesione nazionale. I rappresentanti degli italiani all’estero sono eletti come tutti gli altri, non c’è alcuna particolarità”), e Sel (“troviamo un po’ singolare non assicurare la rappresentanza di tutti i Gruppi presenti in entrambe le Camere – ha detto Petraglia – e garantire la rappresentanza degli eletti all’estero, che comunque in questo Parlamento siedono essendo iscritti ai Gruppi politici. Magari il nostro Parlamento, oltre ad occuparsi degli eletti all’estero, prima o poi approverà una legge per riconoscere il diritto di voto anche ai tanti stranieri nati o residenti in Italia e che ancora non hanno la possibilità di esprimere il voto e partecipare alle scelte politiche del proprio Paese”. A sostegno della richiesta di Di Biagio arriva però Pierferdinando Casini, per il quale “la realtà è che i colleghi eletti all’estero si sono preoccupati di essere coinvolti nell’elaborazione di un’eventuale disciplina nuova che riguarderà anche loro come eletti all’estero. La preoccupazione è condivisibile; se fossi un eletto all’estero avrei esattamente la stessa preoccupazione. Peraltro ciascuno di noi, anche nel valutare la possibilità di una revisione della normativa attuale degli eletti all’estero, ha tutto l’interesse di non dare un cattivo segnale agli italiani residenti all’estero. Non è che abbiamo scherzato; prima li abbiamo associati al processo legislativo, facendoli eleggere all’estero, ed oggi non li vogliamo neanche associare nella discussione su un’eventuale modifica di questa disciplina”. A sbloccare l’empasse è per la stessa relatrice del testo, Anna Finocchiaro, che chiede a Di Biagio di far ‘sparire’ dall’odg il passaggio che prevedeva “un confronto attivo e costante del Comitato in fieri”: per il resto “mi pare che lo spirito autentico fosse quello di dire che, poiché il Governo presenterà disegni di legge in materia di revisione costituzionale e, tra questi disegni di legge, potrebbe anche accadere che ci fosse, qualora approvata, una legge elettorale ad essi conseguente, i senatori e i deputati eletti all’estero chiedono un confronto con il Governo”.(11 lug – PO/sis)

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