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“Fare secondo natura”,
le sculture di Carlini

it@withub.it by it@withub.it
19 Luglio 2013
in Archivio speciali - Mostre
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Il Castello Reale di Govone, residenza sabauda piemontese nel Roero, in provincia di Cuneo, annoverata fra i beni dell’umanità dichiarati dall’Unesco, ospiterà nelle sale e nel parco, dal 9 settembre al 3 novembre la personale “Maria Cristina Carlini. Fare secondo natura” a cura di Martina Corgnati. La mostra mette in luce lo stretto legame estetico dell’artista con la natura e con i suoi elementi intesi come fonte di inesauribile ispirazione. Le opere esposte esprimono la poetica della scultrice attraverso forme che rimandano alla materia primordiale al suo evolversi e trasformarsi in creazioni artistiche. Grès, acciaio corten, resina, legno di recupero, lamiera, ferro sono i materiali che Maria Cristina Carlini predilige e che prendono forma in sculture monumentali e in opere di medie e piccole dimensioni. Nel parco spiccano, tra gli altri, i due imponenti inediti: Vento, un vertiginoso ventaglio alto quattro metri e mezzo, e Samurai (cm 350x500x300), entrambi realizzati prevalentemente con legno di recupero e acciaio corten, istituiscono un nesso imprescindibile con il mondo naturale, così come Legni e Cerchi entrambi del 2012. La loro solennità e robustezza coesistono con l’equilibrio, con la curata armonia delle forme e creano un intimo dialogo con l’ambiente circostante. Un messaggio diverso è quello di Chernobyl un’installazione di alberi stilizzati in ferro, alta oltre tre metri, che denuncia i danni inflitti dall’uomo alla natura, ricordando allo stesso tempo l’importanza dei valori ambientali.

(Red)

A ROMA ARCHIMEDE TRA ARTE E SCIENZA DELL’INVENZIONE

I Musei Capitolini ospitano fino al 12 gennaio 2014 la mostra “Archimede. Arte e scienza dell’Invenzione”, dedicata alla figura e alle opere dell’eclettico e geniale scienziato siracusano vissuto nel III secolo a.C.. La mostra è promossa da Roma Capitale, assessorato alle Politiche culturali e Centro storico, sovrintendenza capitolina ai Beni culturali, Museo Galileo – Istituto e museo di Storia della Scienza, Zètema Progetto Cultura e Camera di Commercio di Roma. L’esposizione illustra lo straordinario contributo che hanno dato le indagini e invenzioni di Archimede alla conoscenza del mondo antico e dei secoli a venire. E’ a lui che viene attribuita l’invenzione delle macchine che ritardarono la caduta di Siracusa assediata dai romani e di congegni come l’orologio ad acqua, il planetario meccanico, la vite idraulica. La mostra si articola in due filoni principali: il primo fa capire quanto Archimede abbia aiutato lo sviluppo delle scienze in età ellenistica. In questa prima parte i visitatori – attraverso applicazioni multimediali e filmati in 3D che ne visualizzano il funzionamento – potranno ammirare i modelli delle macchine attribuite ad Archimede. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Nel secondo filone vengono presentati i trattati di Archimede. Questi codici manoscritti – acquisiti tramite riproduzioni di altissima qualità – illustrano le opere dello scienziato e raccontano gli aspetti più significativi della fortuna di Archimede e del suo mito, della riscoperta dei suoi testi da parte degli umanisti del XV secolo e dell’uso che ne fecero i protagonisti della Rivoluzione scientifica.

(Red)

A MILANO “OLTRE LA PAROLA DIPINTA”

E’ stata inaugurata allo Spazio Oberdan di Milano la mostra “Oltre la parola dipinta” di Alfredo Rapetti Mogol, che resterà aperta fino al 15 settembre prossimo. Curata da Gianluca Ranzi, la mostra si svolge secondo un percorso espositivo che presenta opere a parete che incorporano materiali extra-pittorici quali il cemento e il bitume e si articola in installazioni che fanno uso del suono e della voce umana. La grafia minuta, che letteralmente graffia le superfici dei supporti, si è in queste ultime opere di Rapetti dilatata e aperta in un gioco che coinvolge lo spazio del quadro e l’ambiente espositivo, secondo una ricerca versatile in cui l’aggiunta del suono, per l’artista un orizzonte condiviso anche al di là della sua produzione pittorica, permette oggi alle sue immagini di sfuggire a qualsiasi definizione statica della forma e della composizione. In questo lavoro la natura umana coincide col movimento della Natura in un complesso gioco di rimando di sensazioni, di impulsi e di emozioni, risuonanti in uno spazio abitato dalle frequenze di quegli stessi sentimenti: emozione, acqua, vento, parola, immagine e scrittura fusi insieme. Anche la scelta di intrecciare il lavoro a un canto in sanscrito appare molto significativa: la pienezza della vibrazione del canto, così come l’altra sonorizzazione presente in mostra che apre la stanza al respiro della natura, introducono un’attesa e una sospensione delle difese che colgono lo spettatore di sorpresa, circondandolo da ogni parte e aggirando così l’invalicabile frontalità delle cose.

(Red)

A PADOVA LE SCULTURE DI FINOTTI E YOUNG-WON

Resterà fino al 20 agosto a Padova la mostra all’aperto “Novello Finotti e Kim Young Won”. Sculture di grandi dimensioni sono collocate negli spazi più significativi e suggestivi della città. Un percorso di opere che si snoda a partire dal Liston di via VIII Febbraio per poi proseguire ai giardini del Museo degli Eremitani e della Cappella degli Scrovegni. Cuore pulsante della mostra è Palazzo Zuckermann dove nella sala delle esposizioni al piano terra, sono esposte il maggior numero di opere, marmi e bronzi, di medie e grandi dimensioni. Si tratta di un percorso all’aperto tra le bellezze cittadine e le installazioni dei due artisti, in una sorta di dialogo virtuale tra i luoghi che ospitano e le opere che parlano il linguaggio dell’anima tramite le figure scolpite sul bronzo e sul marmo. Sculture che, in alcune espressioni, indagano sulla vita e sul movimento. E proprio su questi due concetti si concentrano Finotti e Young–Won, accompagnando il visitatore nella scoperta del cuore cittadino da una parte, ma anche in un viaggio nell’interiorità. Non a caso sono esposte sculture che raccontano l’uomo e l’equilibrio tra esistenza e aldilà: dalle varie sfaccettature del tema “Shadow e shadow” e “Gravity Nongravity “di Young – Won alle “Compenetrazioni” e “Anatomico che cammina” di Finotti, per citarne alcune.

(Red)

“CON ORO E COLORI PREZIOSI”, 500 ANNI DI PERUGINO

Si inaugura a Corciano, piccolo borgo medievale alle porte di Perugia, la mostra “Con oro e colori preziosi e buoni” . Perugino a Corciano: 1513-2013. I 500 anni della Pala dell’Assunta. Il 18 dicembre 1512, il parroco e il sindaco del castello di Corciano, dopo aver raccolto parte dei fondi necessari ottenuti grazie a lasciti testamentari, si recarono alla volta di Perugia per stipulare un contratto con quello che veniva ritenuto il maestro più importante del momento, per la realizzazione di una Pala da porsi sull’altare maggiore della chiesa parrocchiale intitolata alla Vergine Assunta in cielo. “Con oro et altri colori buoni” è il titolo dell’evento che parte da una citazione vergata dal notaio Felice di Antonio nel contratto di allocazione della commissione a Pietro Perugino, che lui sottoscrive per un compenso di 100 fiorini e che si impegna ad eseguire nell’arco di otto mesi. Al fine di rendere quanto più possibile completa la visione ai visitatori è stato progettato un doppio itinerario: il primo nella chiesa parrocchiale di Santa Maria dell’Assunta e il secondo nella chiesa-Museo di San Francesco. Nella Chiesa, luogo dove da 500 anni è custodita la Pala che ha in qualche modo contribuito a scrivere la storia dell’edificio stesso, è prevista un’installazione virtuale che ripropone l’effigie antica del dipinto prima che gli interventi storici successivi ne modificassero la struttura portante, adattandola alle mode e ai nuovi dettami liturgici post-conciliari.

(Red)

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