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IN ITALIA PIU’ DONNE PENSIONATE MA GLI ASSEGNI PIU’ ALTI VANNO AGLI UOMINI

it@withub.it by it@withub.it
2 Agosto 2013
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Nel 2011, le donne rappresentano il 52,9% dei titolari di pensioni (8.819.444), ma agli uomini spetta la quota maggioritaria della spesa complessiva (56,1%, pari a 149 miliardi di euro). La differenza tra uomini e donne in termini di importo medio delle pensioni – 14.459 euro per gli uomini e 8.732 euro per le donne – si riflette anche nella distribuzione del reddito pensionistico medio, pari a 19.022 euro per gli uomini e a 13.228 euro per le donne. E’ quanto emerge dalla rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari condotta da Inps e Istat, a partire dai dati dell’archivio amministrativo – Casellario centrale dei pensionati – nel quale sono raccolte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate da tutti gli enti previdenziali italiani, pubblici e privati. La spesa per pensioni erogate a uomini è, nel 2011, pari al 9,46% del Pil e supera quella per i trattamenti erogati alle donne (7,39%) di 2,1 punti percentuali. Nel tempo, l’andamento crescente della spesa è stato più accentuato per le pensioni maschili, dall’8,07% del 2001 si è, infatti, passati al 9,46% del 2011, mentre per le donne dal 6,47% al 7,39%. La distribuzione dei pensionati per numero di prestazioni evidenzia una presenza del genere femminile crescente all’aumentare del numero di trattamenti percepiti. Tra i percettori di una sola pensione (che rappresentano il 67,3% del totale) la quota femminile è più bassa della maschile (48,2% sono donne e il 51,8% uomini); tra i titolari di due pensioni le donne sono il 59,8%, la quota sale al 70,8% tra i percettori di tre pensioni e arriva al 74,2% tra i titolari di quattro o più trattamenti. La maggior presenza femminile tra i percettori di due o più pensioni fa sì che, nell’analisi delle somme percepite, la diseguaglianza tra uomini e donne sia minore se calcolata sui redditi pensionistici (quello percepito dagli uomini eccede del 43,8% quello percepito dalle donne) invece che sugli importi medi delle pensioni (pari al 65,6% di quello delle donne nel 2011): in altre parole, il cumulo di trattamenti pensionistici sulla stessa persona, più frequente per le pensionate, compensa – seppur solo parzialmente – il più basso importo medio dei singoli trattamenti. Nel periodo 2001-2011 la forbice reddituale tra pensionati e pensionate, già rilevante, si è ulteriormente allargata: il differenziale degli importi medi delle pensioni, infatti, è cresciuto di 4,5 punti percentuali, mentre quello degli importi medi dei redditi pensionistici di 1,7 punti percentuali. Analizzando le differenze di genere in funzione delle classi di reddito pensionistico mensile emerge – in linea con quanto finora osservato – la maggiore concentrazione degli uomini nelle classi di reddito più elevate. Il 25,8% dei pensionati percepisce, infatti, un reddito mensile uguale o superiore ai 2.000 euro, assorbendo il 50% della spesa pensionistica destinata agli uomini; i valori scendono al 10,8% e al 26,9% tra le donne. Nella classe di reddito più elevata, che raccoglie i beneficiari di trattamenti uguali o superiori ai 3.000 euro mensili, le differenze sono ancora più marcate: le donne sono solo il 2,3% del totale e assorbono una spesa pari all’8,5% di quella a loro destinata, gli uomini sono l’8,4%, per una spesa pari al 23,6%. Naturale complemento di quanto appena descritto è la maggiore concentrazione delle pensionate nelle classi di reddito più basse: la maggioranza (53,5%) percepisce redditi pensionistici mensili inferiori ai mille euro, per una quota pari al 28,2% della spesa pensionistica loro destinata; gli uomini che percepiscono meno di mille euro al mese sono, invece, il 33,5% e assorbono il 12,3% della spesa. Il rapporto di mascolinità (numero di pensionati per 100 pensionate) per classe di reddito mensile è inferiore a 100 per i redditi sotto i 1.500 euro (per i quali è quindi maggiore la presenza delle donne), supera il 100 e cresce progressivamente per i redditi superiori ai 1.500, per raggiungere il valore massimo, pari a 321, tra i redditi pensionistici superiori a 3.000 euro. L’analisi dei beneficiari per genere e classe di età evidenzia come le donne siano di gran lunga più presenti nelle classi di età più elevate, coerentemente con la più alta speranza di vita che caratterizza il genere femminile: il 28% delle pensionate ha 80 e più anni, contro il 17,3% dei pensionati. In entrambi i casi, comunque, la classe di età in cui si concentra la maggior parte dei beneficiari è quella compresa tra i 70 e 79 anni, in cui ricadono 2.588.845 pensionati (pari al 33%) e 2.801.766 pensionate (pari al 31,8%). La classe di età in cui si riscontrano le maggiori differenze di genere rispetto all’importo medio delle pensioni e dei redditi pensionistici è quella tra i 60 e i 64 anni: il reddito medio delle donne è il 63% di quello degli uomini (14.658 euro a fronte di 23.274 euro) e l’importo medio delle pensioni è il 60% di quello degli uomini (12.178 euro contro 20.310 euro). (Red – 2 ago)

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