È il 20 settembre 1905. Davanti a Porta Pia si proietta il film “La presa di Roma” diretto da Filoteo Albertini. Nasce così il cinema italiano. Evento pubblico che chiama in causa memoria storica, coscienza civile e passioni contrapposte: dai tempi eroici del muto all’ibridazione dei media, Antonio Costa, nel volume “Il Cinema italiano” (di prossima pubblicazione per la casa editrice il Mulino) ci spiega cosa è stato il cinema nel nostro paese e cosa oggi ancora è. Ne evidenzia i caratteri originali – attraverso la tipologia dei generi, degli attori e delle opere – e le linee di tendenza, tratteggiando un profilo dell’industria cinematografica come capitolo importante nella storia della formazione dell’identità italiana. L’autore insegna all’Università Iuav di Venezia e collabora alla “Storia del cinema italiano” del Centro Sperimentale di Cinematografia. Tra i suoi libri più recenti, la nuova edizione di “Saper vedere il cinema” (Bompiani, 2011) e “Viaggio sulla Luna” (Mimesis, 2013). (Red)
“CORPI NELLA NEBBIA” DI IAN RANKIN
Sono passati dieci anni da quando la figlia è sparita nel nulla, ma Nina Hazlitt non si rassegna. Vuole che la polizia riapra il caso, perché di un fatto è assolutamente certa: la sua Sally, che al momento della scomparsa aveva diciotto anni, non si è allontanata dalla famiglia per seguire un amore o per cambiare vita. Quando Nina si rivolge per l’ennesima volta alla sezione speciale per i crimini irrisolti, a riceverla c’è un ispettore in pensione che si è da poco aggiunto all’unità, un uomo amante delle sigarette e del bancone dei pub: il suo nome è John Rebus. Questa la trama di “Corpi nella nebbia” di Ian Rankin, pubblicato in italiano da Longanesi (con la traduzione di Alberto Pezzotta). E se c’è una cosa che John Rebus non ha mai saputo fare nella sua lunga carriera è tirarsi indietro. Nemmeno di fronte ai casi più disperati, suscitando per questo – oggi come in passato – il disappunto di colleghi e superiori. A Rebus basta rispolverare vecchi faldoni e documenti dimenticati per trovare una conferma ai sospetti di Nina: altre donne, a distanza di anni, sono scomparse dalla stessa via in cui è stata vista per l’ultima volta Sally. Perché nessuno ha seguito quella pista? Forse c’è un serial killer che, nelle plumbee lande scozzesi, ha agito per anni impunito. O forse quelle giovani donne scomparse sono ancora vive, ma le loro grida di aiuto si disperdono nella nebbia che ovatta ogni cosa… (Red)
“LEZIONI DALLA CRISI” VINCE GOZZO D’ARGENTO
Il libro “Lezioni dalla crisi” di Giuliano Amato e Fabrizio Forquet (edizione Rai Educational – Laterza) è stato premiato con il Premio Gozzo d’Argento 2013 al Premio internazionale Santa Margherita Ligure per l’Economia nella categoria “Libro d’Economia”. Il Premio Santa Margherita Ligure, giunto alla sua settima edizione, è un importante appuntamento di cultura economica promosso dall’amministrazione della località ligure. Il riconoscimento è destinato a quegli autori che contribuiscono alla diffusione e divulgazione di temi economici, aiutando i lettori a meglio capirne i fenomeni. Il libro nasce all’interno di un articolato progetto cross mediale targato Rai Educational che unisce i contenuti del programma televisivo “Lezioni dalla crisi” all’e-book enhanced, arricchito da filmati, infografiche, schede testuali e animazioni, a testimonianza di un’importante e innovativa sinergia editoriale su più media. “Il lavoro può essere definito come ‘una guida d’autore’ alla crisi economico-finanziaria – si legge nelle motivazioni della giuria – Dall’inizio, con i mutui subprime e i prodotti finanziari tossici, alle successive manifestazioni di contagio internazionale, all’insorgere del problema dello spread e del credit-crunch nei Paesi dell’Europa meridionale, l’evoluzione della maggior crisi globale dopo quella del 1929 viene presentata e illustrata dagli Autori in modo piano e divulgativo, pur nel rispetto di rigorosi criteri storico-scientifici”. La giuria ne sottolinea “il rigore scientifico e l’alta funzione pedagogica, che può essere importante non soltanto nei confronti del grande pubblico, ma anche di gran parte della classe politica”. (Red)
“TEFTERI” DI CAPOSSELA VINCE PREMIO CITTA’ DEL DIARIO
Vinicio Capossela è il vincitore del Premio Città del Diario 2013, il riconoscimento che l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano attribuisce ogni anno, dal 2005, ad una personalità del panorama culturale che si sia distinta per la sua attenzione ai temi della memoria. Un’attenzione che Capossela, già ospite della dodicesima edizione del Premio Pieve nel 1996, ha sempre tradotto in musica, parole e scrittura, e che quest’anno ha trovato piena espressione in “Tefteri. Il libro dei conti in sospeso” pubblicato con il Saggiatore. Quaderno di appunti e riflessioni annotate attraversando la Grecia, nell’anno della crisi, in un manoscritto che racconta il presente e che è già divenuto memoria collettiva: Tefteri è il diario che troppi di noi non hanno scritto, disinteressandosi della vicenda greca, come se le “loro” difficoltà non fossero le “nostre”. Capossela ci offre un angolo visuale diverso da quello dei vertici economici della Troika o dei governi di emergenza nazionale, scegliendo come chiave interpretativa la narrazione del rebetiko e dei rebetes, musica e musicisti tornati rappresentativi di un popolo sofferente, e adottando come forma comunicativa una delle più belle espressioni della pratica autobiografica, il diario di viaggio. Un viaggio che terminerà proprio a Pieve Santo Stefano: per scelta di Capossela, il manoscritto originale sul quale ha preso appunti (un tefteri, taccuino su cui si trascrivono debiti e crediti della bottega) verrà depositato nell’Archivio dei Diari, dove andrà a fare compagnia alle altre 7.000 scritture autobiografiche appartenute alle “persone qualunque” che dal 1984 a oggi hanno scelto di arricchire questa preziosa banca della memoria collettiva e individuale. Il Premio Città del Diario giunge alla 9° edizione: Vinicio Capossela “succede” a Nanni Moretti (2012). Le precedenti attribuzioni ha visto protagonisti Marco Paolini (2005), Ascanio Celestini (2006), Rita Borsellino (2007), Mario Perrotta (2008), Francesco De Gregori (2009), Mario Dondero (2010), Sergio Zavoli (2011). La premiazione avverrà il 15 settembre durante la manifestazione conclusiva del Premio che si svolgerà in piazza Plinio Pellegrini a Pieve Santo Stefano, Arezzo. (Red)
“NEMMENO LE GALLINE” DI ALESSIO MUSSINELLI
Siamo nel 1938, in pieno fascismo, e l’eccitazione di un intero paese ruota attorno alla gara di uccelli che da anni dà lustro al piccolo centro sul lago d’Iseo protagonista della storia. Con il suo merlo, vorrebbe vincere la sfida Guido Arcangeli, operaio della Riva, felicemente sposato con Angelina eppure chiamato “l’eroe” per via della sua propensione a sedurre altre donne tutt’altro che affascinanti. Guido tuttavia non sembra avere molte chance specie di fronte al cognato Astolfi, che da anni è l’indiscusso dominatore della gara; in più, aspirerebbero al successo anche Francesco Riva, figlio del titolare dell’azienda omonima (forte di un rarissimo usignolo giapponese), il capitano dei carabinieri e diversi forestieri. Nell’approssimarsi dell’evento, mentre Guido è vittima di un’improvvisa impotenza attribuita alla tensione, fervono i preparativi e le manovre, lecite e meno lecite, per assicurarsi il premio. Alla fine, il trofeo andrà a uno straniero, che tuttavia verrà accusato di aver usato l’inganno per ottenere la vittoria. Il lieto fine è assicurato. Questa la trama di “Nemmeno le galline” di Alessio Mussinelli, edito da Fazi. L’autore, 27 anni, è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il diploma di Master in scrittura presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo oltre a dedicarsi con grande trasporto alla scrittura. “Nemmeno le galline” è il suo primo romanzo. (Red)