Medici, infermieri, psicologi, ingegneri, addetti alla logistica e ai programmi, responsabili delle informazioni, consulenti in materia di sicurezza. Sono questi, insieme a tanti altri profili professionali, gli operatori umanitari che ogni giorno aiutano la popolazione civile in zone di guerra e di crisi. Domani, 19 agosto, una giornata mondiale dedicata a loro, ovunque si trovino. Importante “rendere omaggio al coraggio di questi uomini e di queste donne che prestano un’assistenza indispensabile alle vittime di catastrofi naturali e di conflitti in tutto il mondo” ha dichiarato la commissaria europea per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva, ricordando che “spesso sono anche loro delle vittime: i dati preliminari registrati solo quest’anno rivelano che ogni giorno almeno un operatore viene ucciso, ferito o rapito. I rischi sono oggi particolarmente elevati in Afghanistan e Siria, ma il diritto umanitario internazionale viene violato spesso e in modo eclatante in molte altre situazioni di crisi”. “L’Unione europea nel suo insieme è il principale donatore mondiale di aiuti – ha spiegato la commissaria Ue – Il denaro da solo, però, non basta per distribuire cibo agli affamati, curare i feriti e dare un tetto ai rifugiati: tutto questo è possibile grazie agli operatori umanitari e sono fiera del contributo che diamo per rendere possibile il loro lavoro”. “La capacità della solidarietà europea di portare soccorso alle vittime di crisi e di calamità naturali risente anche delle violenze perpetrate nei confronti degli operatori umanitari. Solo l’anno scorso la Commissione europea ha fornito aiuti di emergenza a oltre 120 milioni di persone in oltre 90 paesi grazie alla nostra vasta rete di esperti presenti sul campo, che si trovano spesso a lavorare in condizioni pericolose: negli ultimi anni – racconta Georgieva – squadre di esperti umanitari dell’Ue sono state temporaneamente evacuate da Bangui (Repubblica centrafricana), Abidjan (Costa d’Avorio), Goma (Repubblica democratica del Congo), Kabul (Afghanistan) e Damasco (Siria). Questo ostacola ulteriormente l’assistenza alle persone bloccate dalle ostilità”. (Cle – 18 ago)