Roma, 9 set – Se la service tax diventerà una tassa comunale saranno “sostanzialmente i comuni a essere autorizzati a decidere in materia di tassazione” anche per gli italiani all’estero, cosa che potrebbe creare “situazioni diverse da connazionale a connazionale a seconda che la loro casa sia in un Comune piuttosto che in un altro, a seconda della decisione del Comune”. Lo dichiara la deputata del Pd Laura Garavini parlando dell’applicazione della futura service tax agli italiani residenti all’estero. Il fatto, però, che diventi di fatto una tassa di servizio, potrebbe trasformarsi in un vantaggio per gli italiani nel mondo, che nelle loro case in Italia ci tornano al massimo una o due volte l’anno: “Sarà nostra premura – continua Garavini – trasformarlo in un punto di forza” perché è “un’ingiustizia” che i connazionali all’estero debbano pagare la Tarsu “su tutto l’anno solare e non solo su quel periodo” dell’anno in cui la casa effettivamente la usano. “Da questo punto di vista è presumibile che ci sarà un vantaggio, però, ripeto, la preoccupazione è che venga delegato ai singoli Comuni e questo finora si è rivelato più un danno che un’utilità, perché l’85% dei Comuni avevano definito la casa degli italiani residenti all’estero come seconda casa. Ripeto, è prematuro, ma sarà nostra premura occuparci della questione in modo prioritario”. (PO / Cle)